sabato 5 agosto 2006

La valutazione nella scuola

Il dibattito sul tema della valutazione nella scuola è molto ricco e risulta necessario, data la complessità del fenomeno, assumere un approccio multidimensionale che prevede l’integrazione efficace delle azioni dei diversi punti di vista nella logica della trasparenza e della rendicontazione (accountability).

La scuola è il luogo destinato dalla società alla formazione delle giovani generazioni, che intenzionalmente persegue azioni specifiche proiettate oltre l’oggi, come dice Neil Postman, ne “Come sopravvivere al futuro“. Attraverso i risultati raggiunti, tali azioni sono pubbliche. Quindi, l’accountability di una scuola sarà l’insieme delle modalità di lettura degli esiti e della loro condivisione all’esterno, attraverso la certificazione delle competenze degli alunni.
Pur costituendone il fulcro, la scuola non esaurisce la funzione educativa sociale.
Giacomo Elias evidenzia la necessità di disporre intorno alle scuole una rete intelligente costituita dalle comunità di pratica - scuole, università, laboratori di ricerca, aziende e ogni luogo di lavoro- che, partecipando a vario titolo, costituiscono la cosiddetta “filiera della conoscenza”, così come definita dal ministro Moratti nell’intervento al Parlamento Europeo.
Si deve promuovere la costruzione di un sistema integrato di valutazione; si rende necessario, quindi, individuare gli indicatori da stimare che risultino condivisibili a tutti i livelli della filiera.
La valutazione è necessaria per tre ragioni principali, ricorda Giovanni Trainito in un Quaderno degli Annali della Pubblica Istruzione: serve ai decisori politici, sia centrali che regionali e locali; è strumento per il processo di miglioramento continuo di ogni scuola autonoma (teoria della Total Quality) ed è il risultato atteso dall’utenza, costituita da alunni e genitori e dalla società tutta.
La valutazione del sistema scolastico si articola in vari livelli via via più particolari, che convergono in due generali, quello interno e quello esterno.
È necessario distinguere due piani nella valutazione interna: l’autovalutazione, compiuta dalla scuola con strumenti e modalità di somministrazione degli stessi autodefiniti,  e la valutazione della scuola da parte di valutatori esterni.
Per effettuare la valutazione ex ante si ricorre all’uso di specifici strumenti di raccolta di dati, quali la somministrazione di interviste e questionari ai genitori, la lettura critica dei dati economico-sociali del territorio, la mappatura dei bisogni degli alunni attraverso somministrazione di semplici strumenti d’indagine, quali grafotest, sociogrammi, interviste. Dalla lettura critica dei dati raccolti si procede poi all’elaborazione dei Piani Scolatici Personalizzati, da intendersi come una sorta di concreto piano di fattibilità, costruito da Unità d’apprendimento, che tenga conto delle risorse impegnabili e degli obiettivi realizzabili
In corso d’anno si procede alla valutazione in itinere, che si articola sia sul piano gestionale, come monitoraggio del POF, di stretta competenza del DS, sia come verifica e valutazione intermedia delle competenze degli alunni, effettuata dalle equipe pedagogiche.
Per la gestione di un singolo progetto di modesta entità può risultare utile il ricorso a uno strumento quale il Diagramma di Gantt, che permette la registrazione grafica del progetto in funzione alla variabile “tempo”, mentre per la gestione dell’intero Progetto didattico della scuola, il POF, il dirigente deve ricorrere ad uno strumento più complesso, quale ad esempio il Reticolo Pert che permette di evidenziare in un grafico le attività e le azioni dei diversi progetti ordinandole in progressione per priorità. Questi strumenti permettono di tenere sotto controllo la situazione e di  promuovere il cosiddetto Circolo di qualità, cioè il controllo delle diverse variabili e la formulazione delle modifiche via via necessarie.
Anche l’ultima fase, la valutazione ex post, si effettua in due momenti: uno rivolto al sistema ed uno agli alunni. Attraverso la lettura integrata e critica dei risultati di interviste e questionari somministrati a tutti gli attori coinvolti: alunni, genitori, personale docente e non, tradotti in agevoli grafici di sintesi, si effettua la stima della qualità del servizio prestato misurando il grado di soddisfazione dell’utenza.
Attraverso la somministrazione delle prove di verifica finali nella diverse Unità d’apprendimento, la raccolta delle certificazioni di competenza derivanti da stage o corsi liberamente seguiti dall’alunno nelle agenzie formative del territorio, la riflessione collegiale dell’equipe pedagogica, si elabora la valutazione delle competenze raggiunte dall’alunno al termine del Piano Scolastico Personalizzato.
Proprio in merito alla valutazione delle competenze dell’alunno appare interessante e prospettica la proposta espressa da Giovanni Biondi, direttore dell’INDIRE, di superare il Regio decreto del 1924 che ancora oggi stabilisce come condizione per il passaggio alla classe successiva il raggiungimento della sufficienza in tutte le materie, con l’individuazione di un nucleo ristretto di discipline da certificare, lasciando al resto del percorso formativo una più semplice validazione.
L’altro piano della valutazione interna è costituito dai monitoraggi effettuati da soggetti esterni alla scuola e costituisce il ponte con la valutazione di sistema che si articola a livello nazionale ed internazionale Ai sensi della legge 53 del 2003, tale compito è affidato al Servizio Nazionale di Valutazione, l’INVALSI, col fine di promuovere il progressivo miglioramento e l’armonizzazione della qualità del sistema educativo a garanzia degli standard nazionali. Atre azioni di monitoraggio a carattere nazionale sono esercitati direttamente dal MIUR o dall’INDIRE.
La mission di una scuola è la promozione dell’apprendimento, cioè la creazione di valore aggiunto personale per ogni soggetto in formazione. Per il raggiungimento dello scopo lo strumento di cui ogni scuola dispone è l’autonomia. L’art. 1 del DPR 275 del ’99, il Regolamento dell’autonomia scolastica, chiarisce le potenzialità della libera organizzazione e traccia la strada per il perseguimento della qualità del servizio: meno vincoli dal ministero, quasi nessuno, e possibilità di modulare gli interventi nel migliore dei modi possibili, ottimizzando le risorse, umane e strutturali di cui si dispone. Nella logica aziendale della Total Quality, l’obiettivo che si staglia è quello del  raggiungimento di un alto grado di efficienza ed efficacia del processo nella sua globalità e il suo continuo monitoraggio.
La scuola è un’azienda, ma è necessario l’uso mediato delle procedure imprenditoriali poiché l’oggetto dell’azione è filosofico. Il cliente e la customer satisfaction devono coniugarsi con la Persona quale espressione di unicità e irripetibilità.
Proprio l’autonomia delle singole scuole, che promuove la costruzione di curricoli e strumenti di verifica originali, richiede la messa a punto di un sistema di valutazione nazionale che vada oltre le specifiche scelte organizzative, metodologiche, gestionali.
Non è possibile muoversi in ottiche diverse; è necessario una forma di valutazione che accrediti le scuole che erogano un servizio pubblico. Ogni scuola per perseguire la propria mission sceglie liberamente i percorsi formativi, ma i risultati finali devono essere garantiti. La progettazione dell’offerta formativa è determinante a questo scopo e lo strumento di studio che si offre agli operatori sono i framework del progetto PISA, il sistema di valutazione internazionale che stima le competenze dei quindicenni. In linea col PISA, il progetto Pilota dell’INVALSI, ogni inizio di periodo, quindi in seconda e quarta primaria ed in prima secondaria, valuta le competenze dei bambini in lingua, matematica e scienze.
Non sono possibili prove confrontabili sui programmi perché le scuole sono autonome e l’insegnamento è libero; sono valutabili gli outcome, le competenze in uscita nelle discipline veicolari che costituiscono l’ossatura della capacità di “imparare ad imparare.
Gli Obiettivi Specifici d’Apprendimento sono il punto di partenza. Si deve ripensare non solo il modo di presentare le conoscenze e le strategie per promuovere abilità e poi competenze, ma appare necessario una rilettura delle discipline per l’individuazione dei nuclei orientanti in esse contenuti. Ciampolini propone il metodo della distillazione della disciplina e risultano sempre importanti le tavole tassonomiche degli apprendimenti, così come, ad esempio il lavoro sulle mappe concettuali di Damiano e la didattica del metodo di studio. Qualsiasi percorso si intraprenda si deve tener conto che vanno promossi i saperi funzionali.
È necessario attualizzare l’ermeneutica delle discipline scolastiche e le nuove chiavi di lettura sono offerte dalle teorie di pensatori come  Popper e Khun, che guidano all’assunzione di nuovi paradigmi per una nuova epistemologia. Quindi, per salvare l’humanitas della nostra stupenda tradizione culturale senza perdere la sfida del terzo millennio, è necessario pensare strategie specifiche, essenzialmente rispettose dell’identità istituzionale della scuola.
Quella che appare l’urgenza è il protagonismo dei docenti nelle scelte contenutistiche e metodologiche, la personale capacità di appassionare alla scuola e di favorire la motivazione degli alunni, perché, come dice Marco Lodoli, “ognuno insegna ciò che è”.
Insegnare, cioè “lasciare un segno”, come ci ricorda Guido Petter nella sua Valigetta, oggi deve significare anche promuovere la costruzione di azioni educative integrate al contesto sociale, ai nuovi linguaggi e alla spendibilità dei saperi. Frabboni parla di interventi “a zona” riferendosi all’impianto eco-sistemico che comprende tutti gli spazi culturali, didattici e strutturali nei quali l’istituzione scolastica opera, da servizio tecnico ad elevata professionalità.
La scuola deve orientare. L’orientamento è finalità complessa ma imprescindibile.
Si tratta di promuovere un apprendimento come acquisizione di competenza, favorire un apprendimento continuo che porti alla costruzione di competenze autovalutative, progettuali, autopromozionali.
Con l’orientamento, che deve essere diacronico-procedurale, secondo la definizione di Gaetano Domenici, si attua un intervento altamente formativo; non si tratta più esclusivamente di fornire informazioni sui diversi indirizzi della Scuola Secondaria di 2° grado (orientamento scolastico), ma di operare per l’acquisizione di “un comportamento  produttivo dell’io”, da intendere come base della personalità, come scrive Mario Melino, negli Annali della Pubblica Istruzione.
Proprio nella logica dell’orientamento formativo sono da leggersi i nuovi profili ad alta professionalità, i knowledg wolkers, che si formano nell’ambito degli IFTS. Questo sono stati definiti gli standard di competenza delle prime 37 figure nell’area delle lingue, delle tecnologie informatiche, dell’agricoltura, del turismo, ecc. I corsi IFTS, aperti ai giovani a partire dal 4° anno delle secondarie, quale alternativa ai percorsi scolastici, sono pensati per favorire il rientro nel circuito formativo dei “ragazzi dispersi”.
Tra le proposte didattiche più recenti, ispirate al Memorandum europeo, Ripensare l’Orientamento ma anche alle indicazioni del MIUR, sembra interessante il progetto Enjoy, per la scuola secondaria di 2° grado, che interessa  ragazzi dai 13 ai 18 anni ma che può essere modulato anche per la scuola di base o almeno accolto nelle linee di intendimento, come una buona pratica. Con questo progetto si mira alla costruzione di centri di aggregazione giovanile per il sostegno, il riorientamento, la partecipazione responsabile dei giovani, con il coinvolgimento di tutti i soggetti pubblici e privati presenti sul territorio.
Tutto il complesso sistema di valutazione, l’accountabilty di una scuola trova un’ulteriore ragione in quella che Maria Grazia Nardiello negli Annali della P.I. definisce “la sfida della certificazione europea”. L’esigenza, al fine di superare gli spaccati che caratterizzano la giovane  Europa è quello di giungere ad un sistema di certificazione trasparente che permetta il riconoscimento della competenza raggiunta e il reale trasferimento geografico della forza lavoro all’interno dell’Unione. A tal fine, con la Dichiarazione di Copenhagen, i Paesi europei si sono impegnati a lavorare per la definizione di un quadro unico degli strumenti per la certificazione. Con Decisone del Parlamento europeo, si è giunti all’Europass, un portafoglio contente tutti i documenti già esistenti, come il curriculum vitae europeo e i Supplementi di certificato e di diploma. I modelli per la compilazione di Europass sono disponibili on line e devono costituire un ulteriore riferimento all’elaborazione delle procedure di certificazione nelle scuole di tutta Europa.
La sfida della certificazione europea può essere accolta e si deve operare già a partire dalla Scuola di base.
La logica della valutazione, nella sua complessità, pare scontrarsi con il vasto movimento di pensiero che, in nome di una forma estrema di democratizzazione dell’istruzione, considera marginale la funzione di selezione della scuola, e punta l’attenzione sui processi più che sui risultati. Talcott Parsons ricorda però che la scuola, per sua definizione, non può eludere il momento valutativo e, di conseguenza, selettivo. L’obiettivo potrebbe essere quello della costruzione di un sistema di valutazione rispettoso della Persone e utile alla sua crescita. Quello che si auspica è la definizione di un sistema di valutazione integrato che si offra principalmente come strumento per l’autovalutazione del soggetto, sia cioè pienamente condiviso ed assolva significativamente la funzione orientativa.


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