sabato 3 giugno 2006




C'era... una sola volta!

Storia semiseria liberamente tratta dalla straordinaria novella di Gianni Rodari: Il barone Lamberto che visse due volte




Atto primo: Pronti… Via!!

Atto Secondo:         Il nome
Atto terzo: Il miracolo
Atto quarto: Parenti…Serpenti
Atto quinto: Attento Lamberto…
Atto sesto: Re       nato


Personaggi:

Barone Lamberto Maggiordomo Anselmo

Nipote Ottavio Signorina Delfina

Signor Armando Signor Giacomini

Signora Zanzi Signor Bergamini

Signora Merlo La banda dei 24 L

I direttori generali Il diavolo

La coscienza

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Atto primo:         Pronti…Via!!

LETTORI: In mezzo alle montagne c’è il  lago d’Orta. In mezzo al lago d’Orta, ma proprio a metà, c’è l’isola di San Giulio. Sull’isola di San Giulio c’è la villa del Barone Lamberto, un signore molto vecchio (ha novantatre anni), assai ricco (possiede ventiquattro banche in Italia, Svizzera, Hong Kong, Singapore, eccetera), sempre malato. Le sue malattie sono ventiquattro.
Solo il maggiordomo Anselmo se le ricorda tutte. Le tiene  elencate in ordine alfabetico in un piccolo taccuino: asma, arteriosclerosi, artrite, artrosi, bronchite cronica, e così avanti, fino alla zeta di zoppìa.
Accanto ad ogni malattia Anselmo ha annotato le medicine da prendere, a che ora del giorno e della notte, i cibi permessi e quelli vietati, le raccomandazioni dei dottori:”Stai attento al sale, che fa aumentare la pressione”, “Limitate lo zucchero, che non va d’accordo con il diabete”, “Evitare le emozioni, le scale, le correnti d’aria, la pioggia, il sole e la luna”
Certe volte il barone Lamberto sente un dolorino qui o lì, ma non riesce ad attribuirlo con precisione ad una delle sue malattie. Allora domanda al maggiordomo:

LAMBERTO: Anselmo, una fitta qui e l’altra lì?
ANSELMO: Numero sette, signor barone: l’ulcera duodenale.
LAMBERTO: Anselmo, ho di nuovo quelle vertigini. Che sarà mai?
ANSELMO: Numero nove, signor barone: il fegato. Ma ci potrebbe essere  anche lo zampino del numero quindici, la
tiroide.
LAMBERTO: Sono vecchio. Sono tanto vecchio!
                    Sono ricco. Sono tanto ricco! Ma sono malato. Sono tanto malato!
ANSELMO: Coraggio signor barone. Venga qui, si metta pur comodo. Preparo le valige e partiamo per la nostra vacanza d’inverno nel caldo Egitto.

Balletto su musica egiziana. (Le danzatrici sfilano al seguito del santone arabo)

LAMBERTO: Torniamo a casa Anselmo. Abbiamo molto da fare.
ANSELMO: Si, signor barone. Partiamo.





Atto secondo:           Il nome

Entrano in scena i 6 parlatori guidati da Anselmo. Ciascuno porta un cuscino e si siedono in semicerchio. Anselmo, come un maestro di musica prova le intonazioni e ascolta la tonalità con la quale ciascuno scandisce il nome di Lamberto.
Nascosto dietro ad un paravento Lamberto apre e chiude pulsanti e legge e rilegge una pergamena che nasconde con avidità.

LAMBERTO: Dà retta, Anselmo, la maiuscola non si sente.
ANSELMO: Purtroppo, signor barone, non esiste un modo di pronunciare le maiuscole diversamente dalle minuscole. La lingua parlata ha di queste manchevolezze.
LAMBERTO: Lo so. Ma è ben fastidioso. La “Elle” iniziale del mio nome suona esattamente come la “elle” di lumaca, lucertola, lecca-lecca. È deprimente. Mi domando come abbia potuto tollerare, il grande Napoleone, che la “Enne” del suo nome imperiale avesse lo stesso suono di quella di navalmeccanico, nottolino, natica.
ANSELMO: Naso, nausea, nittitazione
LAMBERTO: Che vuol dire nittitazione?
ANSELMO: l’atto di aprire e chiudere rapidamente gli occhi.
LAMBERTO: Mi raccomando Anselmo: il mio nome deve essere ben scandito. Come avrai notato, è composto da lettere tutte differenti.
ANSELMO: Anche il mio, se il signor barone permette.
LAMBERTO: Anche il tuo. E anche Delfina. Sono belli i nomi in cui nessuna lettera compare più di una volta. Qualche volta sono belli anche gli altri. La povera mamma, per esempio, si chiamava Ottavia, un nome in cui la “T” è raddoppiata e la “a” è ripetuta. Nel suo caso questo suonava molto bene. Però mi dispiace che mia sorella abbia voluto battezzare Ottavio il suo unico figlio. Ottavio comincia e finisce con la stessa vocale. Le due “o” hanno l’effetto di una parentesi. Un nome tra parentesi, che roba… Sarà per questo che l’Ottavio non mi è tanto simpatico. Non credo che lo lascerò erede di tutte le mie ricchezze… Purtroppo non ho altri parenti… Tutti morti prima di me. E lui sarà lì che aspetta il mio funerale, s’intende. Abbiamo notizie del caro nipotino?
ANSELMO: No, signor barone. L’ultima volta ha chiesto in prestito 25 milioni per pagare un debito di gioco. È stato un anno fa.
LAMBERTO: Ricordo. Li aveva persi ai birilli, da quel vizioso che è sempre stato. Come procedono i lavori su in soffitta? Non devono mai smettere: mai.
ANSELMO: Ora mi permetta signor barone, vado dai Nostri alle soffitte.
Signori: riproviamo. Signora Zanzi, la prego, non tenga così lunga la seconda sillaba di Lamberto, smorzando la terza: ne risulta un effetto di belato che bisognerebbe evitare a tutti  i costi. Poi Anselmo si allontana. I sei restano soli e parlottano:
DELFINA: Questo lavoro non mi convince.
SIGNOR ARMANDO: Io lo trovo facilissimo. Pensa se dovessimo ripetere la parola Pterosauro.
DELFINA: Cosa vuol dire?
SIGNOR ARMANDO: Rettile volante della preistoria. C’era la settimana scorsa sulle parole incrociate.
DELFINA: Che c’entra! Questo lavoro sarebbe misteriosissimo anche se dovessimo ripetere sempre polenta o pancotto.
SIGNOR ARMANDO: Io non ci vedo niente di misterioso. Il barone paga e noi lavoriamo. Siamo ben pagati: il nostro stipendio è come quello del Presidente della Repubblica.
DELFINA: E il prodotto? Io ho lavorato dieci anni in una fabbrica di calze. Il padrone pagava (male, a dire la verità), io lavoravo e alla fine saltavano fuori le calze. Noi che cosa produciamo?
SIGNORA MERLO: Ma… è vero! Anch’io  mi chiedo sempre il perché del mio lavoro. Faccio bene a far così?
SIGNORA ZANZI: Certo che fai bene. Tutti dobbiamo avere consapevolezza del nostro lavoro.
SIGNOR GIACOMINI: Ma lo sapete che un tempo i lavoratori venivano sfruttati e mal pagati e i padroni si arricchivano sulla fatica degli operai?
SIGNOR BERGAMINI: Era il tempo della Rivoluzione Industriale.
DELFINA: Si. Nel triangolo industriale, tra Veneto, Lombardia e Piemonte, nascevano le fabbriche.
SIGNORA ZANZI: Quando furono inventati i primi telai meccanici nacquero le fabbriche di tessuti.
DELFINA: Si chiamavano filande. A lavorarci erano solo donne e bambini.
SIGNOR GIACOMINI: I bambini? E non andavano a scuola? Non giocavano?
SIGNORA MERLO: No, non era come adesso…Non solo non giocavano, non andavano a scuola, ma erano costretti a lavorare… sodo…
SIGNOR ARMANDO: Sapete che questo succede ancora nei Paesi poveri de mondo? Da noi la società civile ha prodotto lo stato sociale e i lavoratori sono tutelati nei  loro diritti, ma questa è una conquista della civiltà.
SIGNORA ZANZI: Già. Quante lotte ci sono volute per questo. Ripercorrere le vie della nascita della coscienza civile ci porterebbe molto lontano.
DELFINA: Qui, a valle, nella fertile Pianura Padana, ci sono le risaie, le piantagioni dove si coltiva il riso.
SIGNOR BERGAMINI: Il riso è una pianta che cresce nell’acqua. Per lavorare le piantine di riso è necessario allagare i campi. Ora si usano le macchine, ma un tempo…
SIGNORA MERLO: Un tempo no.  Si lavorava il riso stando a mollo nell’acqua fino alle ginocchia.
SIGNORA ZANZI: Detta così può sembrare piacevole, ma vi assicuro che non lo era per niente. Le mondine, così venivano chiamate le lavoranti stagionali,che giungevano da ogni dove, non si divertivano affatto.
Mentre lavoravano contavano così la loro disperazione…
Canto: Otto ore. Sciur padrun.
DELFINA: Molte lotte furono condotte e ora questa, per fortuna, è storia.
Ma noi sappiamo bene che chi non conosce la storia è costretto a riviverla.
SIGNOR GIACOMINI: Questo è uno degli slogan che accompagnano la Giornata della Memoria, quella che ricorda la tragedia della Shoah.
SIGNOR BERGAMINI: La più grande delle brutture della storia dell’umanità.
SIGNORA MERLO: Dobbiamo ricordare, perché mai più si cada in errori del genere.
SIGNOR ARMANDO: Ora torniamo al lavoro, ma la nostra coscienza di lavoratori chiede chiarimenti…
TUTTI: Lamberto, Lamberto, Lamberto…
SIGNORA ZANZI: Lamberto, Lamberto, Lamberto…
DELFINA: Ma che cosa significa????

Atto terzo:                       Il miracolo

Lamberto, Lamberto, Lamberto…


Lamberto, Lamberto, Lamberto…



LETTORI: Apparentemente senza risultato i sei ripetono incessantemente il nome di Lamberto.
Solo dopo qualche tempo…
Una mattina il barone, guardandosi allo specchio, scopre che col favore delle tenebre gli è spuntato un capello. Un capello biondo. Eccolo lì che trema in mezzo al cranio calvo.
LAMBERTO: Armando! Guarda: un capello. Erano quarantacinque anni che non si vedeva niente del genere sulla mia testa.
ANSELMO: Un momento, signore. Con sua licenza, non si tratta di un semplice capello, bensì di un capello naturalmente ondulato, forse ricciuto.
LAMBERTO: Quand’ero piccolo, la povera mamma mi chiamava il mio ricciolino!
PAOLO: Non c’è dubbio: è un capello biondo. Pura seta. Ma… Aspetti, aspetti…
LAMBERTO: Che c’è? Il capello si è spaventato? Si ritira nella sua tana?
ANSELMO: Le sue rughe, signor barone…
LETTORI: la faccia del vecchio signore è come rappresa in una ragnatela fittissima di rughe, talune sottili, appena tratteggiate sull’epidermide, altre profonde come fossi. Pare il muso di una tartaruga secolare.
Però, a guardar bene, le rughe sembra si vadano spianando: la pelle diventa liscia a vista d’occhio. Sembra che dagli strati più profondi salgano cellule giovani, piene di vita e di speranza, per prendere il posto di quelle vecchie che tramontano malinconicamente.
La mattina seguente sul cranio del barone Lamberto i capelli, in vari punti, formano ciuffetti sbarazzini. Gli occhi non sono più seminascosti dalla pesante cortina delle palpebre: si affacciano alla luce con rinnovata vivacità. Si vede l’iride azzurra che circonda il foro nero della pupilla come il lago d’Orta circonda l’isola di San Giulio.
LAMBERTO: Anselmo, io comincio a star meglio.
ANSELMO: Controlliamo… (e prende dalla tasca il taccuino)
LAMBERTO: Avanti.
ANSELMO:  Numero 1, asma.
LAMBERTO: L’ultimo accesso è stato diversi mesi fa. Eravamo appena tornati dall’Egitto.
ANSELMO: Numero due, arteriosclerosi.
LAMBERTO:  Abbiamo mandato il sangue a Milano per le analisi la settimana scorsa…
ANSELMO: Ha ragione il signor barone. Sono arrivate con la posta di stamattina: tutto in regola. Il signor barone ha oggi le arterie di un uomo di quarant’anni. Numero tre: rtrosi deformante.
LAMBERTO:  Guarda tu stesso le mie mani, Anselmo. Le loro cinquanta e passa ossa non sono mai state più agili. Non parliamo degli otto ossicini del polso: erano quarantadue anni che non riuscivo più a suonare le Variazioni di Beethoven su valzer di Diabelli.
Il barone si alza, fa due o tre passi e scoppia a ridere.
LAMBERTO:  Guarda, ho dimenticato di reggermi ai miei due fedeli bastoni dal pomo d’oro, e non casco. Ossa e muscoli sono tornati a fare il loro dovere. Avrei quasi voglia di una bella nuotata nel lago.
ANSELMO: Non esageriamo, signor barone. Piuttosto, continuiamo i controlli.
LAMBERTO:  Dai, ricomincia pure.
ANSELMO: Numero quattro, bronchite cronica.
LAMBERTO:  Ho tossito l’ultima volta per Carnevale, perché mi era andato un boccone di traverso.
LETTORI: I controlli durano giorni e giorni. Il barone Lamberto e il suo fido maggiordomo passano sistematicamente in rassegna, senza nulla trascurare:
il sistema scheletrico;
il sistema muscolare (ci vogliono due mattine solo per quello, perché i muscoli sono pèiù di seicento e vanno controllati uno per volta)
il sistema nervoso (è così complicato che fa venire i nervi)
l’apparato digerente (il barone ormai digerirebbe anche i gusci delle lumache)
l’apparato circolatorio
i vasi linfatici
le ghiandole endocrine
il sistema riproduttivo.
Tutto in ordine. Dai corpuscoli tattili, che avvertono il cervello se l’acqua del bagno è troppo calda o troppo fredda, alle trentatre vertebre della colonna, sia quelle mobili che quelle fisse.
Tanti esami forse non sarebbero stati necessari; bastava la prova specchio: il barone non dimostra più di quarant’anni.
Poche settimane fa era un vecchio tenuto su solo dalle medicine e dai suoi due famosi bastoni col pomo d’oro e adesso eccolo lì, un uomo nel pieno vigore, quasi un giovanotto, diritto, alto, biondo, sportivo.
Ha preso l’abitudine di fare il giro dell’isola a nuoto tutte le mattine per tenersi in esercizio. Esegue al pianoforte i pezzi più famosi senza sudare. Fa ginnastica. Spacca la legna per il caminetto. Rema, porta la vela senza imbrogliarsi tra fiocco e randa, si tuffa dai trampolini e, dove non ci sono, dagli alberi.
Le sue 24 banche, intanto gli mandano il resoconto dei profitti. E nelle soffitte della sua villa sei ignari lavoratori lo nominano senza saper perché (ma Delfina continua a domandarselo).
Lamberto, Lamberto, Lamberto…


 Atto quarto:      Parenti…Serpenti

OTTAVIO: Ho finito i soldi. Non ho più il becco di un quattrino… Come farò? Potrei mettermi a lavorare,certo… Ma non l’ho mai fatto. Non so fare niente. C’è solo una soluzione: l’eredità dello zio Lamberto.
Già. Ma se non si decide a morire, lo zio caro,  l’eredità non arriverà mai.
DIAVOLO: Dai Ottavio. Qualcosa puoi farla. Prova a chiedere il denaro in prestito a tuo zio e, se non dovesse darteli, potresti aiutarlo a… (e fa il gesto della gola tagliata)
COSCIENZA: Cercati un lavoro Ottavio. Potresti guadagnarti da vivere onestamente e ciò ti renderebbe migliore…
DIAVOLO: Già… Così poi non potresti più alzarti a mezzogiorno, bighellonare tra sale gioco e bische e poi far notte con gli amici in giro a far bravate…
COSCIENZA: Potresti studiare e occuparti di cose interessanti. Avesti amici e colleghi, una bella famiglia, magari dei figlioli…
DIAVOLO: Ah! Troppa fatica. Pensa… basta un attimo e potrai avere tutto quello che vuoi… Tutto…
COSCIENZA: Ottavio, Ottavio… (piange)
OTTAVIO: Mi aiuterò. Lo zio è tanto vecchio che a toglierlo di mezzo non farò alcun danno.
LETTORI: Intanto nelle soffitte continua il lavoro.
TUTTI: Lamberto, Lamberto, Lamberto…
LETTORI: Straordinariamente il barone continua a ringiovanire.
LAMBERTO: (in calzoncini e scarpette da ginnastica) Anselmo, portami un pallone che ho voglia di provare qualche canestro…
AMSELMO: Prego, signore. Se il signor barone permette, vorrei esprimere la mia contentezza nel vedere tanta splendida forma fisica.
LAMBERTO: Si, Anselmo. Mi sento proprio bene. Penso che farò una nuotata nel lago e che mi divertirò a saltare con la corda.
ANSELMO: Signore, sono molto felice che dal nostro viaggio in Egitto siano sortiti cotanti benefici effetti.
LAMBERTO: Vero? Ricordami di spedire un grande biglietto di ringraziamento al nostro santone arabo e, naturalmente anche un dono, che sia pari alla riconoscenza che gli porto per il segreto che mi ha confidato. È così importante che gli farò dono di un cofanetto d’oro e di gioielli. Voglio che abbia un segno tangibile della mia considerazione.
ANSELMO: L’uomo il cui nome è pronunciato resta in vita. Così disse il brav’uomo.
LAMBERTO: Già. E funziona. Nelle soffitte, tutto bene? Proviamo (accende un bottone)
TUTTI: Lamberto, Lamberto, Lamberto…
ANSELMO: Signore, mi permetta; volevo rammentare che i suoi affari languono… Da qualche giorno la sua preziosa persona non controlla le quotazioni in borsa, l’indice MIBTEL, l’indice Dawn Johns, l’indice Nichey della borsa di Tokio…
LAMBERTO: Si, Anselmo. Lo farò, lo farò. Ma ora mi diverto troppo… Erano secoli che non riuscivo più a muovermi… Sono rinato.


Atto quinto:       Attento Lamberto…

LETTORI: Molti nemici, molti onore, dice il proverbio. E anche per Lamberto va così. Oltre al nipote Ottavio, altri ambiscono alle fortune del vecchio signore.
Entrano in scena i banditi, armati e a volto coperto.
BANDITO: Mani in alto, questa è una rapa…no, è una rapina… no, è un rapimento!
ANSELMO: Il signore è il nuovo ortolano?
BANDITO: Niente scherzi. Siete circondati. Siamo la banda dei 24 L. ci chiamiamo tutti Lamberto e vogliamo i soldi del barone. Vogliamo 24 miliardi di €uro: uno per ognuna delle sue banche.
LAMBERTO: Cosa vogliono questi signori, Anselmo? Chi sono? Visto che non è Carnevale e sono mascherati, sono spazzacamino?
ANSELMO: Mi perdoni, signor barone. Non si tratta né di spazzacamini né di ortolani. Si dichiarano banditi e chiedono un versamento in denaro pari ad un miliardo di €uro per ognuna delle sue banche.
LAMBERTO: Ora ho da fare. Devo andare a correre. Dì pure ai signori che convocherò i Direttori generali delle mie banche  e il giuoco sarà presto fatto.
ANSELMO: Ma, signore…
LAMBERTO: Non discutere Anselmo; ti prego, fa come ti ho detto.
LETTORI: Cosa sarà capitato al nostro barone? Non appare preoccupato… Il tempo passa e…stiamo a vedere.
Balletto del ticchettio del tempo.
Entrano in scena i Direttori generali.
DIRETTORE: Costui non è il barone Lamberto. È un impostore. Non possiamo versare denaro.
OTTAVIO: Stanotte lo ucciderò.


Atto sesto:                   Re   nato
LAMBERTO: Pensa, Anselmo, quanto tempo ho perso inutilmente.
ANSELMO: Si, signore. Come si dice: del senno di poi, son piene le fosse…
LAMBERTO: Ma io le svuoterò le fosse, perché ora potrò dedicarmi a ciò che conta veramente. Farò il mio lavoro da studente e poi mi divertirò a fare… l’acrobata in un circo!
ANSELMO: Come crede, signore. Lei ha tutta la vita davanti.
LAMBERTO: Già, che bella opportunità. Saprò approfittarne, vedrai. Fate un applauso, perché quella che sta per cominciare è tutta un’altra storia…
CORO: Finisce così, questa favola breve se ne va… se ne va. Il disco fa clic e vedrete fra un po’ si fermerà… si fermerà.
Ma aspettate e un’altra ne avrete…C’era una volta il cantastorie dirà e un’altra favola comincerà…
DELFINA: Avete capito? L’uomo il cui nome è pronunciato resta in vita.
SIGNORA ZANZI: Si, ma non succede sempre sai…
SIGNOR GIACOMINI: No? E tu come lo sai?
SIGNOR ARMADO: Succede solo nelle favole…
SIGNOR BERGAMINI: Sarebbe troppo bello però… avere una vita tutta nuova… nuove opportunità…
SIGNORA MERLO: Beh! Perché poi dovremmo avere bisogno di un’altra vita. Noi abbiamo questa che è tutta davanti a noi.
SIGNOR GIACOMINI: Ma sarebbe bello. Potremmo non ripetere ciò che si è rivelato improduttivo…
SIGNOR ARMADO: Potremmo correggere tutti gli errori… Rifare le scelte giuste.
DELFINA: Io credo che dovremmo stare attenti prima e compiere le scelte giuste.
SIGNORA MERLO: Si.adesso sappiamo quanto è possibile sbagliare, dobbiamo stare attenti.
SIGNORA ZANZI: Magari, visto che la vita è solo una, potremmo stare molto attenti a non perdere la bussola… Si, dobbiamo orientarci nelle scelte che la vita ci chiamerà a compiere. Saremo bravi nocchieri e non ci perderemo.
SIGNOR GIACOMINI: Nocchiero? Chi è il nocchiero?
SIGNOR ARMADO: Io lo so: stava sulle parole incrociate della settimana scorsa. È colui che guida una nave, un esperto marinaio.
SIGNORA MERLO: Ma è difficile… Ci possono essere cattivi consiglieri, che come correnti d’aria cattive possono farci perdere l’orientamento e farci incagliare negli scogli. Come possiamo riconoscere la voce della coscienza?
DELFINA: I nostri genitori ci aiuteranno! La mamma sa sempre come consigliarmi e papà mi vuole proprio un gran bene.
SIGNOR ARMADO: Chiedere consiglio e raccontare sempre a loro le cose che ci capitano ci sarà di grande aiuto.
SIGNOR BERGAMINI: Anche quando abbiamo fatto una marachella o abbiamo disubbidito o magari si è rotto qualcosa o qualche amico ci invita a fare cosa strane?
SIGNOR GIACOMINI: Certo. A volte il rimprovero può far paura, ma io so che quello di chi  mi vuol bene mi servirà a capire, a non sbagliare più.
DELFINA: A volte ci sembra di aver capito una cosa e il significato vero è un altro… Magari crediamo che un compagno ci consigli bene e invece nasconde un inganno.
SIGNORA MERLO: La mamma sa riconoscere le situazioni pericolose e io lo capirò da lei.
SIGNOR ARMADO: Si, mi hai convinto. Raccontare ai genitori esperienze e sensazioni può essere molto, molto utile.
SIGNORA ZANZI: Così saremo capaci  di scegliere per il meglio: anche perché non ci sono altre possibilità.
DELFINA: Solo al barone Lamberto è capitato di vivere due volte…
TUTTI: C’ERA UNA SOLA VOLTA…

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