martedì 11 giugno 2019

Inchiostri

[omissis] Stiamo lavorando per il miglioramento continuo, che non contempla utopici abbattimenti e ricostruzioni, ma interventi di ristrutturazione e adeguamento; come dirigenti non possiamo pensare di armare interi eserciti (senza risorse economiche e senza reale Autonomia!) ma possiamo promuovere il cambiamento puntando su squadre scelte che fanno da apripista e pian piano, crescendo nei numeri e nell'entusiasmo, creano uno stile nuovo: modificano il contesto. Le nostre scuole, in rete dal 2008, elaborano itinerari progettuali volti a costruire ambienti di apprendimento ad alto potenziale motivazionale per favorire negli alunni la conquista del piacere di imparare. La tensione è quella di ricercare il superamento dell’acquisizione dei saperi tout court per favorire approcci fondati sul learning by doing, l’apprendere facendo, che permette l’interiorizzazione delle fasi di apprendimento e la conquista del metodo di studio.
Lavorare in rete, condividere esperienze e occasioni, permette altresì, alle scuole collegate, di migliorare la competenza riflessiva dei docenti e la capacità documentativa. L’itinerario di ricerca si sviluppa nel corso dell’intero anno scolastico e prende avvio con un percorso di formazione dei docenti che funge da collante e stimolo, di cui si è detto. Tale suggestione viene interpretata e contestualizza in maniera libera e originale dalle scuole della rete che, nella terza settimana di maggio espongono i prodotti degli itinerari didattici sviluppati. I prodotti sono magnifiche opere uniche: libri, libri oggetto, e-book, film, video, murales, giocattoli, manifesti, strumenti musicali … Una classe che lavora per scrivere un libro nella logica di Veliero, deve: leggere documentarsi acquisire specifici saperi disciplinari ideare progettare scrivere illustrare curare l’editing pubblicare esporre sottoporsi a valutazione assumere un atteggiamento riflessivo Solo apparentemente gli steps appena elencati rappresentano i passaggi normali dei tipici itinerari didattici legati alla bella tradizione della scuola italiana; essi la contengono e la superano. La didattica d’aula, nella maggior parte dei casi si limita ad alcune delle suddette fasi; infatti sono tantissime le esperienze di lettura e riformulazione del contenuto con progettazione e produzione di testi anche molto interessanti; il quid, quello che le scuole del Veliero sostengono e realizzano, è il valore aggiunto del portare a termine un lavoro. Se lo scopo, richiamando la quinta competenza chiave europea per la cittadinanza, è quello di imparare ad imparare, ci sembra necessario attivare approcci di studio metodologicamente corretti attendendo che nella costruzione del setting didattico (montato a misura di bambino, ragazzo o giovane) non si perdano pezzi fondamentali della metodologia adulta e seria di ogni disciplina, ma se ne propongano, adeguatamente calibrate e ridotte, tutte le sue parti. Scrivere un libro a scuola non deve significare, rispetto al metodo, modificare le regole scientifiche della materia; piuttosto significa esperirle tutte sistematicamente per costruire, intorno all’oggetto di studio, schemi cognitivi corretti, replicabili e adattabili, in futuro, ad altre situazioni di apprendimento. La funzione dell’insegnamento è quella di guidare all’uso degli oggetti culturali per permettere la costruzione di schemi cognitivi di apprendimento. A scuola, il setting didattico è un ambiente controllato per definizione; è una situazione per toccare con mano, provare, imparare ad usare e a fare, il maggior numero di cose possibili, rispetto a saperi disciplinari ben codificati e posseduti dai docenti. Si tratta di non trascurare, in primis, la fase di ricerca delle precedenti esperienze già realizzate e facilmente reperibili. Quindi, le esperienze didattiche, seppur come già affermato, abbondantemente controllate, non possono essere mere riproduzioni di percorsi già compiuti, di lavori già realizzati; lo studente (e i docenti) devono imparare a documentarsi per acquisire il sapere già prodotto e tendere a esperire situazioni nuove, a scrivere nuove pagine di didattica attraverso itinerari operativi originali e pertanto, fortemente stimolanti. Inoltre, nel fare ricerca, si acquisiscono importantissime conoscenze e abilità di tipo tecnico a partire dalle varie strategie di documentazione utilizzando tutti i canali possibili: dalle fonti dirette, ai saggi letterari, alle ricerche scientifiche, al reperimento di informazioni in Rete. Un altro degli aspetti propri della logica di Veliero è la cura finale del lavoro prodotto. “Un altro colpo di pennello e si può dir finito!” diceva Geppetto mentre lavorava al suo Pinocchio; perseguiva un obiettivo: da un ciocco di legno aveva voluto costruire un burattino e solo quando è a termine, completamente, un lavoro si può dir finito. Il portare a termine passa da un atto di volontà; terminare un circuito elettrico, un tema, un power point, un articolo, un problema, non è teoricamente diverso. A scuola non si impara solo a fare con i saperi ma si deve anche imparare a portare a termine, ad essere orgogliosi del proprio lavoro, come Geppetto. Tutto si impara e se si chiede ad una maestra della scuola dell’infanzia se è importante insegnare ad un bambino a finire il proprio disegno, a completare la scheda, a finire di innaffiare tutte le piantine, a finire tutta la minestra nel piatto … certamente risponderà di si, che con tanta dolcezza e con tanta pazienza da sempre si lavora nelle sezioni per allungare di minuto in minuto il tempo dell’attenzione, per esercitare la memoria, per avere cura di sé e delle cose. In quei momenti si stanno piantando i semi dello studio, dell’impegno e del dovere. E quei semi devono crescere e diventare habitus dello studente; la difficoltà si trova nel fatto banale che già nella scuola Primaria sembra che non si possa coniugare l’acquisizione dei saperi con la consapevolezza del proprio essere. Si afferma imperiosa la logica dell’insegnamento a scapito di quella dell’apprendimento; i docenti spiegano, verificano, sostengono, ma non sempre ciò produce apprendimento perché la lezione frontale e i banchi regolarmente distanziati non facilitano la manipolare dei saperi, non a tutti, almeno. Produrre oggetti culturali (libri e non libri) favorire la consapevolezza dell’agito ci appare utile e importante. Inoltre, gioca un ruolo determinante l’esposizione del lavoro che apre alla moderna logica dell’esigenza di sottoporsi ad una positiva valutazione esterna, per uscire dall’autoreferenzialità e favorire l’assunzione di un atteggiamento riflessivo. In questo modo la valutazione non è solo un bilancio, ma precede, accompagna e, soprattutto, aiuta a costruire la relazione educativa. Se il nostro lavoro deve essere presentato ad altri che non siano i soli addetti ai lavori direttamente coinvolti, allora, proprio con la differente attenzione con cui organizziamo un quotidiano pranzo familiare rispetto a quando riceviamo ospiti eccezionali, le fasi di editing e pubblicazione diventano molto importanti. Il certosino labor lime, che prevede concentrazione, analisi, attenzione, fa bene agli studenti; mettere in ordine, impaginare, abbellire e impreziosire il proprio lavoro non sono occasioni per dare valore e senso al proprio impegno, per comprendere che lo studio produce oggetti culturali? Che ciò che imparo a scuola serve ora e mi servirà ancora e ancora? Se la scuola mi vale come officina di vita, come preparazione alla mia vita adulta, se vado a scuola (per tanti anni!) non devo trovare il senso di quello che faccio? Pensiamo davvero che tutti i nostri alunni – tutti, dato che noi siamo la scuola pubblica, la scuola di Stato, dove ci sono eccellenze e bes- trovi in sé la motivazione per far fatica, studiare, impegnarsi in lunghe indispensabili esercitazioni? Si impara facendo nei laboratori didattici, si impara a studiare acquisendo il rigore metodologico dello studio, ma si deve avere un’idea da seguire; i docenti devono aiutare a capire. Per questo diciamo che la scuola è un ambiente di apprendimento intenzionalmente costruito; intenzionalmente organizzato per far comprendere che la via per il successo passa attraverso la dedizione, l’impegno, la determinazione. Se con i miei prof. e i miei compagni sto costruendo un libro di storia del mio paese, un saggio breve, un romanzo di avventure, un manifesto, può succedere che io lo stia facendo da inconsapevole operaio (al limite dell’alienazione) oppure che io lo stia facendo da studente ricercatore. Il cammino è da compiere, ma come scuole della Rete del Veliero portiamo un segno possibile. La differenza la faranno i contesti di apprendimento; le scuole devono scegliere, contestualizzare nei singoli territori la modalità per innalzare il capitale umano, non lasciare indietro nessun alunno, contribuire al futuro della Nazione. Le leve ci sono e sono i dirigenti scolastici e i docenti. E lavorare in rete è la chiave di volta . Dirigenti e docenti ricercatori che risolvono problemi giornaliere ma guardano lontano, che trovano nella reticolazione, nella collaborazione, nella condivisione, la possibilità di superare i limiti che l’individualità comporta. [Omissis] Ornella Castellano

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