venerdì 6 marzo 2015

Essere donna oggi tra contraddizioni e ricerca di futuro

 


Pensare di costruire il futuro
 usando gli stessi strumenti 
del passato e’ follia.
 A. Eistein 

     
 Nella fabbrica quotidiana della vita, quasi inconsapevolmente, modifichiamo gesti ed abitudini; usiamo parole nuove, costruiamo nuovi quadri valoriali, accettiamo atteggiamenti impensabili fino a ieri. In questo lavorio indistinto e frenetico si crea il modello sociale, le ragioni che ispirano i gesti e i pensieri, che si aggregano e diventano opinione.
Essere protagonisti del presente significa essere al passo con i tempi, saper agire la comunicazione attraverso la Smart tecnology, ma soprattutto significa agire moralmente per costruire e preparare, ai cuccioli della nostra specie, un futuro ricco di opportunità. Chi non guarda al di là del gesto immediato, chi agisce egoisticamente, danneggiando gli altri e depauperando la natura non è degno di chiamarsi Cittadino: è parassita e ladro di futuri. Dobbiamo creare un futuro
possibile per i nostri figli, biologici o sociali che siano; ciascuno di noi deve agire da genitore per contribuire alla Società da protagonista. Dobbiamo vivere col futuro nel cuore. Il futuro si costruisce giorno per giorno ed è importante considerare il contributo che diamo alla sua costruzione col nostro esistere, individuale e collettivo: assolutamente inconsapevole il più delle volte. Invece determinante. Ricercare il futuro prelude la preparazione di una nuova valigetta degli attrezzi che, con saggezza, sappia recuperare il possibile dell’esperienza pregressa, dal passato, dalla storia, e contenga il nuovo, fatto di oggetti, atteggiamenti, consuetudini.
In questi giorni – per non dimenticare - si è ricordata la Shoah a settant’anni dall’apertura dei cancelli di Auschwitz. La Memoria e’ doverosa per quei bambini, quelle donne e quegli uomini cui è stata schiaffeggiata la dignità. Ma la memoria la dobbiamo anche al Domani, se non vogliamo che si radichi nuovamente la mala pianta dell’ignoranza, che di volta in volta ha vestito panni sempre diversi.
Ricordare. La dobbiamo alle donne di Plaza de Mayo ed ai Desaparecidos; al popolo Tutsi in Ruanda; alle vittime serbo croate e a Sarajevo, alle vittime della strage di Bologna, delle Torri Gemelle, di Charlie Hebdo: a tutte le vittime della cattiveria.
Cosa vorrei che fosse il prossimo futuro? Vorrei che fosse il tempo del nuovo umanesimo. Vorrei che quelle morti non siano state inutili, che dalla loro decomposizione culturale germogli un nuovo modo di considerare l’uomo e la sua funzione.
Futuro come nuovo umanesimo.
Con l’evoluzione della specie si è andata gradualmente ed inesorabilmente modificando la funzione sociale cui il singolo individuo assolve. Dalle corti e dagli affollati centri storici dove la privacy non era possibile, ma dove c’era sempre qualcuno a piangere e a ridere con te, che era in grado di curare i mali quotidiani dell’anima, siamo passati alle comode distanze che, insieme alla tutela dei fatti personali, hanno gradualmente generato isolamento e indifferenza.
L’indifferenza è l’humus che fa riprodurre la violenza generata nella mente folle di uno o di pochi. Assistiamo al trionfo dell’indifferenza: lasciar stare, non opporre contraddittori critici, non prendere posizioni, farsi i fatti propri; pian piano e’ diventato normale pensare che non sia fondamentale la propria voce e il proprio pensiero; che siano altri a dover fare. La speranza è la rinascita delle idee, la tessitura di nuovi modi di essere rivoluzionari contro l’indifferenza. Ci vuole amore; quell’amore per la vita che da sempre troviamo nelle donne che hanno ricostruito, protetto, generato futuro. Io credo nella forza delle donne. Come credo nella forza del gruppo e nella contaminazione positiva delle idee. L’Associazionismo e’ antidoto all’indifferenza. E’ uno dei modi per costruire pensieri multipli ricchi e generativi. Credo che il nuovo umanesimo sarà Donna e Partecipazione.                                                                                               Ornella Castellano

(Articolo pubblicato su rivista CIF Campi Salentina 8 marzo 2015)


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