martedì 2 giugno 2015

TESSITORI DI STORIE. I MARINAI DELLA SCUOLA SALENTINA

 

Quell’anno, tre anni fa, ci eravamo dati quale ambito di riflessione la didattica per l’Ambiente.
Ci eravamo ripromessi, impostando il nostro impianto di ricerca, di approfondire contenutisticamente questa ampia ed importante porzione di saperi, da aggiornare continuamente con gli studi tecnico-scientifici di settore e di riscrivere, in conseguenza, i nostri itinerari formativi del CIVES, l’asse del POF per la Cittadinanza.
Si trattava di adottare l’Ambiente
come sfondo alla Programmazione annuale di Istituto, verticale ai tre ordini di scuola, compresa la sezione Primavera, dei bimbi di due anni.
Durante il percorso di formazione di settembre -che si chiamava esplicitamente S.O.S. Ambiente- abbiamo ragionato a lungo sulle possibili ramificazioni didattiche del concetto di Ambiente; come ad un telaio lo abbiamo incrociato con tutte le discipline.
Così sono germogliate molte idee: percorsi sul Territorio  e la storia raccontata dalle pietre: i muretti a secco, le case coloniche, i dolmen, i menhir, gli appezzamenti agricoli disegnati sulle centuriatio romane, e 
si sono formulate ipotesi di ricerca didattico-laboratoriale per la stima dei tempi di decomposizione dei rifiuti e la costituzione delle Guardie Ecologiche, gli alunni di ogni classe, rigorosamente formati e responsabili della raccolta differenziata d’aula, ad esempio.
Ma quando Ambiente ha incontrato Musica è stato di più.
Rileggendo gli insegnamenti di Luigi Berlinguer e le raccomandazioni del Comitato Nazionale per l'Apprendimento Pratico della Musica abbiamo trovato che: "In ogni essere umano è presente un naturale bisogno di musica, una musicalità interiore. Tutti, quando nascono, hanno capacità artistiche, soprattutto quella musicale. Già nel ventre materno gli esseri umani riconoscono la musica. E, a pochi mesi di età, sono in grado di distinguere ritmi e successioni di suoni.
Tutti hanno il diritto di sviluppare questa propria creatività e di crescere insieme ad essa. La scuola deve sostenerla ed educarla, deve rispondere a questo diritto e a questo bisogno che è coerente con i suoi traguardi formativi. L’esperienza musicale deve pertanto diventare un patrimonio culturale e umano condiviso da tutti, perché promuove l’integrazione di diverse componenti, quella logica, quella percettivo-motoria e quella affettivo-sociale." Vale la pena di investire didatticamente nella Musica ponendola al centro delle Unità d’apprendimento laboratoriali pluridisciplinari.
Quindi, abbiamo ragionato sulla musica della Natura e sulle melodie che gli oggetti della Natura possono produrre; poi analizzando gli strumenti e studiando quelli che si potevano produrre a scuola, abbiamo osservato i sonagli africani, i tamburi, i flauti d’acqua e man mano, divertendoci molto, abbiamo tratto suoni da qualunque cosa. 
Era facile pensare che anche i ragazzi si sarebbero divertiti a costruire e far suonare sonagli con i gusci di cozze e di noci, con le conchiglie di mare e di terra, semi, corde e via scoprendo.
L’idea è stata quella di utilizzare l’impianto di ricerca delle scuole del Veliero Parlante – Le scuole che fanno i libri.
L'impianto di Veliero Parlante è il prodotto di 7 anni di impegno di centinaia di docenti e di un gruppo di dirigenti.
La caratteristica del nostro progetto è di offrirsi come struttura logica, che non vincola ma permette l'originale e creativa costruzione di azioni didattiche complesse.
Non si tratta di un modello ma di un framework, un’intelaiatura che si basa sulla necessità di tradurre in concretezza -in consapevolezza di senso- l’utilizzo dei saperi disciplinari e del necessario metodo per apprenderli.
Una classe che lavora nella logica di Veliero porta a termine un compito, parte da un'idea e la rende concreta, evidente, tangibile.
Abbiamo ancora tanto da studiare e sperimentare ma siamo già alla prassi ordinaria; abbiamo dovuto modificare la nostra organizzazione oraria e abbiamo inserito la pratica laboratoriale nel curricolo ordinario, con un intreccio di programmazioni pluridisciplinari che si innestano con le disciplinari. Siamo usciti dal progetto aggiunto che utilizza tempi extrascolastici per costruire il curricolo per competenze. Per ora lavoriamo con i docenti migliori ma stiamo offrendo esempi, modelli possibili. Stiamo lavorando per il miglioramento continuo, che non contempla utopici abbattimenti e ricostruzioni, ma interventi di ristrutturazione e adeguamento; come dirigenti non possiamo pensare di armare interi eserciti (senza risorse economiche e senza reale Autonomia!) ma possiamo promuovere il cambiamento puntando su squadre scelte che fanno da apripista e pian piano, crescendo nei numeri e nell'entusiasmo, creano uno stile nuovo: modificano il contesto.
Le nostre scuole, in rete dal 2008, elaborano itinerari progettuali volti a costruire ambienti di apprendimento ad alto potenziale motivazionale per favorire negli alunni la conquista del piacere di imparare.
La tensione è quella di ricercare il superamento dell’acquisizione dei saperi tout court per favorire approcci fondati sul learning by doing, l’apprendere facendo, che permette l’interiorizzazione delle fasi di apprendimento e la conquista del metodo di studio.
Lavorare in rete, condividere esperienze e occasioni, permette altresì, alle scuole collegate, di migliorare la competenza riflessiva dei docenti e la capacità documentativa.
L’itinerario di ricerca si sviluppa nel corso dell’intero anno scolastico e prende avvio con un percorso di formazione dei docenti che funge da collante e stimolo, di cui si è detto. Tale suggestione viene interpretata e contestualizza in maniera libera e originale dalle scuole della rete che, nella terza settimana di maggio, nella preziosa cornice del castello angioino di Copertino, a Lecce, espongono i prodotti degli itinerari didattici sviluppati, nella mostra che chiamiamo: IL VELIERO PARLANTE.
I prodotti sono magnifiche opere uniche: libri, libri oggetto, e-book, film, video, murales, giocattoli, manifesti, strumenti musicali …
Una classe che lavora per scrivere un libro nella logica di Veliero, deve:
leggere 
documentarsi
acquisire specifici saperi disciplinari
ideare
progettare
scrivere
illustrare
curare l’editing
pubblicare
esporre
sottoporsi a valutazione         
assumere un atteggiamento riflessivo
Solo apparentemente gli steps appena elencati rappresentano i passaggi normali dei tipici itinerari didattici legati alla bella tradizione della scuola italiana; essi la contengono e la superano. La didattica d’aula, nella maggior parte dei casi si limita ad alcune delle suddette fasi; infatti sono tantissime le esperienze di lettura e riformulazione del contenuto con progettazione e produzione di testi anche molto interessanti; il quid, quello che le scuole del Veliero sostengono e realizzano, è il valore aggiunto del portare a termineun lavoro.
Se lo scopo,  richiamando la quinta competenza chiave europea per la cittadinanza, è quello di imparare ad imparare, ci sembra necessario attivare approcci di studio metodologicamente corretti attendendo che nella costruzione del setting didattico (montato a misura di bambino, ragazzo o giovane) non si perdano pezzi fondamentali della metodologia adulta e seria di ogni disciplina, ma se ne propongano, adeguatamente calibrate e ridotte, tutte le sue parti.
Scrivere un libro a scuola non deve significare, rispetto al metodo, modificare le regole scientifiche della materia; piuttosto significa esperirle tutte sistematicamente per costruire, intorno all’oggetto di studio, schemi cognitivi corretti, replicabili e adattabili, in futuro, ad altre situazioni di apprendimento.
La funzione dell’insegnamento è quella di guidare all’uso degli oggetti culturali per permettere la costruzione di schemi cognitivi di apprendimento. A scuola, il setting didattico è un ambiente controllato per definizione; è una situazione per toccare con mano, provare, imparare ad usare e a fare, il maggior numero di cose possibili, rispetto a saperi disciplinari ben codificati e posseduti dai docenti. Si tratta di non trascurare, in primis, la fase di ricerca delle precedenti esperienze già realizzate e facilmente reperibili. 
Quindi, le esperienze didattiche, seppur come già affermato, abbondantemente controllate, non possono essere mere riproduzioni di percorsi già compiuti, di lavori già realizzati; lo studente (e i docenti) devono imparare a documentarsi per acquisire il sapere già prodotto e tendere a esperire situazioni nuove, a scrivere nuove pagine di didattica attraverso itinerari operativi originali e pertanto, fortemente stimolanti. 
Inoltre, nel fare ricerca, si acquisiscono importantissime conoscenze e abilità di tipo tecnico a partire dalle varie strategie di documentazione utilizzando tutti i canali possibili: dalle fonti dirette, ai saggi letterari, alle ricerche scientifiche, al reperimento di informazioni in Rete. 
Un altro degli aspetti propri della logica di Veliero è la cura finale del lavoro prodotto.
“Un altro colpo di pennello e si può dir finito!” diceva Geppetto mentre lavorava al suo Pinocchio; perseguiva un obiettivo: da un ciocco di legno aveva voluto costruire un burattino e solo quando è a termine, completamente, un lavoro si può dir finito. 
Il portare a termine passa da un atto di volontà; terminare un circuito elettrico, un tema, un power point,
un articolo, un problema, non è teoricamente diverso. A scuola non si impara solo a fare con i saperi ma si deve anche imparare a portare a termine, ad essere orgogliosi del proprio lavoro, come Geppetto. Tutto si impara e se si chiede ad una maestra della scuola dell’infanzia se è importante insegnare ad un bambino a finire il proprio disegno, a completare la scheda, a finire di innaffiare tutte le piantine, a finire tutta la minestra nel piatto … certamente risponderà di si, che con tanta dolcezza e con tanta pazienza da sempre si lavora nelle sezioni per allungare di minuto in minuto il tempo dell’attenzione, per esercitare la memoria, per avere cura di sé e delle cose. 
In quei momenti si stanno piantando i semi dello studio, dell’impegno e del dovere. E quei semi devono crescere e diventare habitus dello studente; la difficoltà si trova nel fatto banale che già nella scuola Primaria sembra che non si possa coniugare l’acquisizione dei saperi con la consapevolezza del proprio essere.  
Si afferma imperiosa la logica dell’insegnamento a scapito di quella dell’apprendimento; i docenti spiegano, verificano, sostengono, ma non sempre ciò produce apprendimento perché la lezione frontale e i banchi regolarmente distanziati non facilitano la manipolare dei saperi, non a tutti, almeno.
Produrre oggetti culturali (libri e non libri) favorire la consapevolezza dell’agito ci appare utile e importante. Inoltre, gioca un ruolo determinante l’esposizione del lavoro che apre alla moderna logica dell’esigenza di sottoporsi ad una positivavalutazione esterna, per uscire dall’autoreferenzialità e favorire l’assunzione di un atteggiamento riflessivo. In questo modo la valutazione non è solo un bilancio, ma precede, accompagna e, soprattutto, aiuta a costruire la relazione educativa.
Se il nostro lavoro deve essere presentato ad altri che non siano i soli addetti ai lavori direttamente coinvolti, allora, proprio con la differente attenzione con cui organizziamo un quotidiano pranzo familiare rispetto a quando riceviamo ospiti eccezionali, le fasi di editing e pubblicazione diventano molto importanti. Il certosino labor lime, che prevede concentrazione, analisi, attenzione, fa bene agli studenti; mettere in ordine, impaginare, abbellire e impreziosire il proprio lavoro non sono occasioni per dare valore e senso al proprio impegno, per comprendere che lo studio produce oggetti culturali? Che ciò che imparo a scuola serve ora e mi servirà ancora e ancora?
Se la scuola mi vale come officina di vita, come preparazione alla mia vita adulta, se vado a scuola (per tanti anni!) non devo trovare il senso di quello che faccio? Pensiamo davvero che tutti i nostri alunni – tutti, dato che noi siamo la scuola pubblica, la scuola di Stato, dove ci sono eccellenze e BES- trovi in sé la motivazione per far fatica, studiare, impegnarsi in lunghe indispensabili esercitazioni? 
Si impara facendo nei laboratori didattici, si impara a studiare acquisendo il rigore metodologico dello studio, ma si deve avere un’idea da seguire; i docenti devono aiutare a capire.
Per questo diciamo che la scuola è un ambiente di apprendimento intenzionalmente costruito; intenzionalmente organizzato per far comprendere che la via per il successo passa attraverso la dedizione, l’impegno, la determinazione.
Se con i miei prof. e i miei compagni sto costruendo un libro di storia del mio paese, un saggio breve, un romanzo di avventure, un manifesto, può succedere che io lo stia facendo da inconsapevole operaio (al limite dell’alienazione) oppure che io lo stia facendo da studente ricercatore.

L’ECO BAND
I questo caso, nel caso dell’incontro della didattica per l’Ambiente come espressione di cittadinanza attiva con la disciplina musicale e della contaminazione all’impianto di Veliero, è nata la provocazione di creare delle band che eseguissero solo brani suonando strumenti ecologici, costruiti a scuola.
Così le scuole della Rete del Veliero Parlante hanno animato i laboratori e poi ci siamo incontrati tutti in uno strepitoso momento conclusivo che è COL REMO. ECO BAND SCHOOL FESTIVAL.
Per  nostri ragazzi leggere, ascoltare, documentarsi, studiare, cercare materiali, costruire gli strumenti, impegnarsi, provare-provare-provare, aveva un senso: dovevano esibirsi e raccontareagli altri la propria storia di gruppo.
Titti i ragazzi hanno capito che per riuscire in questa esperienza, senza penalizzare nulla altro, dovevano modificare le proprie abitudini, ridurre gli spazi di relax, forse; ma si sono contagiati, l’entusiasmo e le conferme esterne gli hanno dato la forza e l’impegno ha premiato.
Si sono visti strumenti fantastici frutto di fantasia e creatività: xilofoni con le grucce; bidoni vestiti da tamburi africani; bottiglie per maracas; ombrelli e pentolini per il latte… Tutto può suonare. E un’inclita giuria ha premiato l’esibizione migliore, su musiche afro, classica, samba, pizziche
E in crescendo di entusiasmo siamo arrivati alla terza edizione del nostro festival; i primi due anni si sono esibite 6 band ma quest’anno erano ben 14. Eravamo tanti nel castello di Copertino il 17 maggio 2015. Proprio tanti. Al punto che dovremo cercare altri spazi ancora più grandi e chiedere attenzione ed aiuti. 
Stiamo monitorando l’effetto dell’impegno musicale nella competenza globale degli alunni e i primi risultati sono confortanti, soprattutto nel miglioramento della capacità attentivae della capacità di percepire l’altro da sé, nell’azione della collaborazione. 
La nostra ricerca continua. 
Siamo convinti che a scuola entrano bambini ed escono studenti; studenti, cioè persone capaci di studiare, infine,  in autonomia, cioè senza lo stimolo, la guida, il sostegno del docente. L’approccio sapiente ai saperi disciplinari ed al rigore epistemologico, metodologico, semantico di ogni disciplina, permetterà di imparare a  studiare, cioè agire da ricercatori di sapere e da costruttori di futuro.
Promuovere l’atteggiamento critico nei giovani, a nostro avviso, può passare da queste strade, quelle che li vedono nei laboratori a leggere, selezionare, collegare, interpretare le informazioni; quello che proponiamo è un modo di lavorare “possibile”, che non rompe con l’esperienza pregressa e non necessita di particolari ambienti di apprendimento con strumentazioni specifiche o risorse che non ci sono; si può lavorare nelle nostre scuole “normali” e i bravi dirigenti e docenti che sono a bordo di Veliero Parlante ci stanno provando.



La documentazione filmica delle 3 edizioni di COL REMO – Eco Band School Festival è reperibile su yuotube, su: http://www.comprensivofalconecopertino.it/reteveliero/index.htme sulla pagina Facebook: VELIERO PARLANTE
Di seguito la mappa che riassume i vari ambiti di ricerca della Rete di scuole salentine IL VELIERO PARLANTE.


Ornella Castellano
Dirigente Scolastico Ist. Comprensivo "G.Falcone
Via Regina Isabella, Copertino - LECCE
castellano.ornella@gmail.com
ornella.castellano@pec.it
http://www.comprensivofalconecopertino.it


Nessun commento:

Posta un commento