martedì 7 gennaio 2014

ProPONiamo il Veliero Parlante


Lo stato dell’arte delle attività della Rete Il Veliero Parlante

Siamo alla fine del sessennio di finanziamenti PON; è tempo di bilanci.
Dobbiamo molto ai PON. Se stiamo lentamente allestendo laboratori, sanando le strutture, acquistando tecnologie, arredi, sussidi, se stiamo rendendo belle le nostre povere scuole dobbiamo tutto ai finanziamenti UE, ai FERS.
Qualificare gli ambienti è fondamentale per lavorare sui contesti d'apprendimento, per permettere lo sviluppo di innovazione metodologica a vantaggio di tutti e di ciascuno .
Ma alla scuola del meridione la linfa culturale è arrivata grazie all'FSE con i quali abbiamo potuto sperimentare nuovi setting didattici per perseguire l'obiettivo ultimo -il compito istituzionale, la nostra mission-, che è quello di innalzare il capitale umano della nostra Nazione, creare una scuola giusta per ogni giovane che ci è affidato, per non perderne nessuno, per formare cittadini, tutti. Lo slogan resta il No child left behind, e come lo ha reso poeticamente Tullio De Mauro: Non uno di meno.
Questo dobbiamo fare e per far questo dobbiamo muoverci come avanza il progresso che ormai è
soprattutto innovazione tecnologica: cercando il nuovo, complesso e tutto da creare.
Grazie ai PON le scuole hanno imparato a progettare, a rendicontare, a usare la piattaforma telematica. Hanno fatto fatica, appreso spesso for trial and error, ma hanno imparato .
Nonostante ciò i giovani d'Italia, della grande Italia culla della cultura, sono agli ultimi posti delle classifiche mondiali e se lo scarto col piovoso e monotono nord è ancora eccessivo per questo nostro sud che sa creare eccellenze ma non innalzare le masse, qualcosa ancora non va .
Ma cosa non ha funzionato? Cosa dobbiamo migliorare?
Queste domande ci poniamo da tecnici della scuola e Rete Veliero per noi è una palestra di riflessione, di studio. In questi anni, e siamo in rete dal 2008, abbiamo studiato tanto; i nostri corsi di formazione hanno funzionato non solo per la qualità dei relatori, ma perché finalizzati a tradurre in pratica didattica le sollecitazioni, perché i relatori portavano idee e proposte ed esperienze che dirigenti e docenti trasformavano in percorsi d'aula immediatamente; qui abbiamo reso concreta la poiesis pedagogica e si è creato il collegamento fra aggiornamento/formazione dei docenti e percorsi didattici significativi degli alunni.
La spinta a praticare il nuovo ha fatto si che questi bravi docenti si offrissero ai discenti come compagni di scoperta. Quante volte l'ho sentito a Veliero dai docenti orgogliosi davanti ai loro lavori, che la soddisfazione diveniva dalla curiosità di vedere come sarebbe andata a finire la scommessa didattica immaginata e di quanto l’apporto alla riuscita sia veramente dipeso dal contributo creativo degli alunni, perché non avevano replicato itinerari chiusi, avevano sperimentato.
 Lavorare sulle competenze significa far in modo che i saperi siano compresi, siano utili a chi apprende .
Con la progettualità espressa attraverso le risorse PON abbiamo sperimentato nelle nostre scuole ottimi percorsi per favorire l'apprendimento significativo .
Pare, ad un'analisi molto sofferta, che il problema stia nella impermeabilità del contesto, nel fatto che la didattica innovativa, stimolata dalla cultura 'non scolastica' ma direttamente proveniente dal mondo del lavoro espressa dagli esperti, non passi, non si trasformi in didattica curricolare, non diventi sistema.
Un progetto PON vede un esperto e un tutor che lavorano con e per un gruppo scelto di alunni, 15 o poco più, provenienti di solito da classi diverse, perché si tende a prediligere la scelta per interesse. Fino a qui bene, ma nella maggior parte dei casi solo il docente tutor si forma, si arricchisce di nuove strategie e nuovi punti di vista. Il resto dei docenti della scuola ha solo sentito parlare o ha solo visionato la documentazione dell’esperienza. Non basta.
Il patrimonio dell'innovazione deve uscire dal progetto aggiunto e trasformarsi in pratica ordinaria; si tratta di veicolare la qualità didattica del progetto nel curricolo.
Questo stanno cercando di fare le scuole della nostra rete; produrre cambiamento possibile, senza fratture, nella logica del miglioramento continuo.
Non siamo tutti allo stesso livello e non vogliamo che ci sia un livello, ma una osmosi, uno scambio di energia. Gli anelli strategici del cambiamento sono i Dirigenti, che sanno fare empowerment, dando spazio ai docenti motivati e ricettivi che operano ogni giorno da ricercatori, che co-costruiscono il POF, che amano il loro lavoro, emanano entusiasmo e lavorano ogni giorno, tante ore al giorno, per non lasciarsi trascinare dalla zavorra dei docenti stanchi e oppositivi, dalle criticità gestionali, economiche, relazionali con gli Enti Locali e le famiglie, che non cedono alla stanchezza.
L'impianto di Veliero Parlante e' il prodotto di 6 anni di impegno di centinaia di docenti e di un pugno di dirigenti.
La caratteristica del nostro progetto e' di offrirsi come struttura logica, che non vincola ma permette l'originale e creativa costruzione di azioni didattiche complesse.
Non si tratta di un modello ma di un framework, un’intelaiatura che si basa sulla necessità di tradurre in concretezza -in consapevolezza di senso- l’utilizzo dei saperi disciplinari e del necessario metodo per apprenderli.
Una classe che lavora nella logica di Veliero porta a termine un compito, parte da un'idea e la rende concreta, evidente, tangibile.
Abbiamo ancora da tanto studiare e sperimentare per arrivare alla prassi ordinaria; per ora lavoriamo con i docenti migliori ma stiamo offrendo esempi, modelli possibili. Stiamo lavorando per il miglioramento continuo, che non contempla utopici abbattimenti e ricostruzioni, ma interventi di ristrutturazione e adeguamento; come dirigenti non possiamo pensare di armare interi eserciti (senza risorse economiche e senza reale Autonomia!) ma possiamo promuovere il cambiamento puntando su squadre scelte che fanno da apripista e pian piano, crescendo nei numeri e nell'entusiasmo, creano uno stile nuovo: modificano il contesto.
Le nostre scuole, in rete dal 2008, elaborano itinerari progettuali volti a costruire ambienti di apprendimento ad alto potenziale motivazionale per favorire negli alunni la conquista del piacere di imparare e molti degli itinerari di Veliero in questi anni sono stati realizzati con i PON; questo dimostra che, se la progettazione d'Istituto è ben costruita, non ci sono cesure ma integrazioni, completamenti, contaminazioni positive.
La tensione è quella di ricercare il superamento dell’acquisizione dei saperi tout court per favorire approcci fondati sul learning by doing, l’apprendere facendo, che permette l’interiorizzazione delle fasi di apprendimento e la conquista del metodo di studio.
Lavorare in rete, condividere esperienze e occasioni, permette altresì, alle scuole collegate, di migliorare la competenza riflessiva dei docenti e la capacità documentativa.
L’itinerario di ricerca si sviluppa nel corso dell’intero anno scolastico e prende avvio con un percorso di formazione dei docenti che funge da collante e stimolo, di cui si è detto. Tale suggestione viene interpretata e contestualizza in maniera libera e originale dalle scuole della rete che, nella terza settimana di maggio, nella preziosa cornice del castello angioino di Copertino, a Lecce, espongono i prodotti degli itinerari didattici sviluppati.
I prodotti sono magnifiche opere uniche: libri, libri oggetto, e-book, film, video, murales, giocattoli, manifesti, strumenti musicali …
Una classe che lavora per scrivere un libro nella logica di Veliero, deve:
leggere
documentarsi
acquisire specifici saperi disciplinari
ideare
progettare
scrivere
illustrare
curare l’editing
pubblicare
esporre
sottoporsi a valutazione        
assumere un atteggiamento riflessivo

Solo apparentemente gli steps appena elencati rappresentano i passaggi normali dei tipici itinerari didattici legati alla bella tradizione della scuola italiana; essi la contengono e la superano. La didattica d’aula, nella maggior parte dei casi si limita ad alcune delle suddette fasi; infatti sono tantissime le esperienze di lettura e riformulazione del contenuto con progettazione e produzione di testi anche molto interessanti; il quid, quello che le scuole del Veliero sostengono e realizzano, è il valore aggiunto del portare a termine un lavoro.
Se lo scopo,  richiamando la quinta competenza chiave europea per la cittadinanza, è quello di imparare ad imparare, ci sembra necessario attivare approcci di studio metodologicamente corretti attendendo che nella costruzione del setting didattico (montato a misura di bambino, ragazzo o giovane) non si perdano pezzi fondamentali della metodologia adulta e seria di ogni disciplina, ma se ne propongano, adeguatamente calibrate e ridotte, tutte le sue parti.
 Scrivere un libro a scuola non deve significare, rispetto al metodo, modificare le regole scientifiche della materia; piuttosto significa esperirle tutte sistematicamente per costruire, intorno all’oggetto di studio, schemi cognitivi corretti, replicabili e adattabili, in futuro, ad altre situazioni di apprendimento.
La funzione dell’insegnamento è quella di guidare all’uso degli oggetti culturali per permettere la costruzione di schemi cognitivi di apprendimento. A scuola, il setting didattico è un ambiente controllato per definizione; è una situazione per toccare con mano, provare, imparare ad usare e a fare, il maggior numero di cose possibili, rispetto a saperi disciplinari ben codificati e posseduti dai docenti. Si tratta di non trascurare, in primis, la fase di ricerca delle precedenti esperienze già realizzate e facilmente reperibili.
Quindi, le esperienze didattiche, seppur come già affermato, abbondantemente controllate, non possono essere mere riproduzioni di percorsi già compiuti, di lavori già realizzati; lo studente (e i docenti) devono imparare a documentarsi per acquisire il sapere già prodotto e tendere a esperire situazioni nuove, a scrivere nuove pagine di didattica attraverso itinerari operativi originali e pertanto, fortemente stimolanti.
Inoltre, nel fare ricerca, si acquisiscono importantissime conoscenze e abilità di tipo tecnico a partire dalle varie strategie di documentazione utilizzando tutti i canali possibili: dalle fonti dirette, ai saggi letterari, alle ricerche scientifiche, al reperimento di informazioni in Rete.
Un altro degli aspetti propri della logica di Veliero è la cura finale del lavoro prodotto.
“Un altro colpo di pennello e si può dir finito!” diceva Geppetto mentre lavorava al suo Pinocchio; perseguiva un obiettivo: da un ciocco di legno aveva voluto costruire un burattino e solo quando è a termine, completamente, un lavoro si può dir finito.
Il portare a termine passa da un atto di volontà; terminare un circuito elettrico, un tema, un power point, un articolo, un problema, non è teoricamente diverso. A scuola non si impara solo a fare con i saperi ma si deve anche imparare a portare a termine, ad essere orgogliosi del proprio lavoro, come Geppetto. Tutto si impara e se si chiede ad una maestra della scuola dell’infanzia se è importante insegnare ad un bambino a finire il proprio disegno, a completare la scheda, a finire di innaffiare tutte le piantine, a finire tutta la minestra nel piatto … certamente risponderà di si, che con tanta dolcezza e con tanta pazienza da sempre si lavora nelle sezioni per allungare di minuto in minuto il tempo dell’attenzione, per esercitare la memoria, per avere cura di sé e delle cose.
In quei momenti si stanno piantando i semi dello studio, dell’impegno e del dovere. E quei semi devono crescere e diventare habitus dello studente; la difficoltà si trova nel fatto banale che già nella scuola Primaria sembra che non si possa coniugare l’acquisizione dei saperi con la consapevolezza del proprio essere.
Si afferma imperiosa la logica dell’insegnamento a scapito di quella dell’apprendimento; i docenti spiegano, verificano, sostengono, ma non sempre ciò produce apprendimento perché la lezione frontale e i banchi regolarmente distanziati non facilitano la manipolare dei saperi, non a tutti, almeno.
Produrre oggetti culturali (libri e non libri) favorire la consapevolezza dell’agito ci appare utile e importante. Inoltre, gioca un ruolo determinante l’esposizione del lavoro che apre alla moderna logica dell’esigenza di sottoporsi ad una positiva valutazione esterna, per uscire dall’autoreferenzialità e favorire l’assunzione di un atteggiamento riflessivo. In questo modo la valutazione non è solo un bilancio, ma precede, accompagna e, soprattutto, aiuta a costruire la relazione educativa.
Se il nostro lavoro deve essere presentato ad altri che non siano i soli addetti ai lavori direttamente coinvolti, allora, proprio con la differente attenzione con cui organizziamo un quotidiano pranzo familiare rispetto a quando riceviamo ospiti eccezionali, le fasi di editing e pubblicazione diventano molto importanti. Il certosino labor lime, che prevede concentrazione, analisi, attenzione, fa bene agli studenti; mettere in ordine, impaginare, abbellire e impreziosire il proprio lavoro non sono occasioni per dare valore e senso al proprio impegno, per comprendere che lo studio produce oggetti culturali? Che ciò che imparo a scuola serve ora e mi servirà ancora e ancora?
Se la scuola mi vale come officina di vita, come preparazione alla mia vita adulta, se vado a scuola (per tanti anni!) non devo trovare il senso di quello che faccio? Pensiamo davvero che tutti i nostri alunni – tutti, dato che noi siamo la scuola pubblica, la scuola di Stato, dove ci sono eccellenze e bes- trovi in sé la motivazione per far fatica, studiare, impegnarsi in lunghe indispensabili esercitazioni?
Si impara facendo nei laboratori didattici, si impara a studiare acquisendo il rigore metodologico dello studio, ma si deve avere un’idea da seguire; i docenti devono aiutare a capire.
Per questo diciamo che la scuola è un ambiente di apprendimento intenzionalmente costruito; intenzionalmente organizzato per far comprendere che la via per il successo passa attraverso la dedizione, l’impegno, la determinazione.
Se con i miei prof. e i miei compagni sto costruendo un libro di storia del mio paese, un saggio breve, un romanzo di avventure, un manifesto, può succedere che io lo stia facendo da inconsapevole operaio (al limite dell’alienazione) oppure che io lo stia facendo da studente ricercatore.

Il cammino è da compiere, ma come scuole della Rete del Veliero portiamo un segno possibile.
La differenza la faranno i contesti di apprendimento; le scuole devono scegliere, contestualizzare nei singoli territori la modalità per innalzare il capitale umano, non lasciare indietro nessun alunno, contribuire al futuro della Nazione. Le leve ci sono e sono i dirigenti scolastici e i docenti.
E lavorare in rete è la chiave di volta .
Dirigenti e docenti ricercatori che risolvono problemi giornaliere ma guardano lontano, che trovano nella reticolazione, nella collaborazione, nella condivisione, la  possibilità di superare i limiti che l’individualità comporta .
Veicolare la logica di Veliero nei nostri Istituti ha permesso a noi dirigenti di migliorare le pratiche della Continuità intesa come scambio di stimoli all’interno dei Collegi dei docenti. Lo strumento progettuale comune ha favorito il lavoro dei Dipartimenti e il prestito professionale fra ordini di scuola negli Istituti Comprensivi e tra indirizzi nel Secondario di 2° grado. Inoltre, grazie anche alle esperienze specifiche che stiamo maturando nei percorsi PON F3, stiamo affinando gli strumenti per la Continuità tra la Secondaria di 1° grado ed il biennio della Secondaria di 2°.

Essere in rete implica anche una migliore efficacia rispetto all’impiego delle esigue risorse delle scuole; infatti la rete Veliero ci permette di contattare esperti d’eccellenza nei percorsi di studio d’inizio d’anno e di ampliare i contatti con il mondo dell’arte e della cultura grazie alla presenza di scrittori, pittori, artisti di teatro e musicisti oltre che esperti nei laboratori per i giovani durante la settimana della mostra dei lavori e in eventi presso le singole scuole che chiamiamo Aspettando il Veliero Parlante.

A scuola entrano bambini ed escono studenti; studenti, cioè persone capaci di studiare, infine,  in autonomia, cioè senza lo stimolo, la guida, il sostegno del docente. L’approccio sapiente ai saperi disciplinari ed al rigore epistemologico, metodologico, semantico di ogni disciplina, permetterà di imparare a  studiare, cioè agire da ricercatori di sapere e da costruttori di futuro.
 Promuovere l’atteggiamento critico nei giovani, a nostro avviso, può passare da queste strade, quelle che li vedono nei laboratori a leggere, selezionare, collegare, interpretare le informazioni; quello che proponiamo è un modo di lavorare “possibile”, che non rompe con l’esperienza pregressa e non necessita di particolari ambienti di apprendimento con strumentazioni specifiche o risorse che non ci sono; si può lavorare nelle nostre scuole “normali” e i bravi dirigenti e docenti che sono a bordo di Veliero Parlante ci stanno provando.

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