mercoledì 9 giugno 2004


  Mediterranea…   
La meravigliosa storia del Mare Nostrum

  Rappresentazione teatro-danza

   

 IL VIAGGIO DI ODISSEO

             Liberissima interpretazione dell’Odissea per ricercare, attraverso il mito greco, la matrice interculturale del bacino del Mediterraneo: Siamo tutti fratelli. Il mare ci unisce.


Scena 1     L’eroe
Quella che vi vogliamo raccontare è la storia delle storie…La più bella, antica, famosa, straordinaria storia mai narrata al mondo. Parla di un uomo, di un uomo eccezionale, che ha compiuto imprese straordinarie, che ha amato e odiato, riso e pianto, gioito e sofferto:

ULISSE!!
Omero ci racconta questa storia. Il vecchio poeta cieco… Il più grande poeta per la più grande storia.

Ma ci saranno altri personaggi in questa storia: e poi, com’è che si chiama?

ODISSEA!!

O.K., va bene, mi ricordo!! Quindi di personaggi ce ne sono molti: Penelope, Telemaco, Didone, la Maga Circe, Polifemo, i Proci… e poi gli dei: gli impiccioni, permalosi, intriganti dei dell’antica Grecia.
Zues, Atena, Afrodite, Poseidone, Persefone, Eros, Ermes, Era, Demetra…

Dovevi stare attento a quel tempo: se facevi qualcosa che dispiaceva agli dei…erano cavoli!!!

Si, a merenda! Smettila, vile umano e volgi il tuo sguardo all’olimpo: non odi il suono soave?

Comunque, sono tanti i personaggi, ma uno solo è l’eroe, il puro modello di uomo: Odisseo! Il suo
nome è diventato sinonimo di avventura, di forza, lealtà , coraggio…

CORAGGIO:  Io sono il coraggio. Ho lottato per 10 anni a Troia e mai la mia spada ha tremato!

SPAVALDERIA:Eccomi, sono Ulisse, lo spavaldo. Anche se la paura mi ha stretto il cuore, non lo ha mai fatto per più di un minuto. Io so come fare: sempre!

BELLEZZA:   Sono Ulisse, il più bello! Nessuno regge il confronto con la mia bellezza greca e maschia!

POTERE:Io sono Ulisse, il re. Il mio regno è Itaca, pietrosa e ruvida…dove solo io comando.

FORZA:Eccomi, sono Ulisse. Nessuno ha saputo flettere il mio arco, perché nessuno è forte come me!

CURIOSITA’:Io sono Ulisse e sono curioso! Avrei potuto evitare tante brutte situazioni…ma non potevo resistere! Dovevo proprio mangiare il cibo degli dei…dovevo entrare nell’antro di Eolo…dovevo sentire il canto delle sirene…

FURBIZIA:     Io sono Ulisse, il furbo. Abbiamo espugnato la città di Troia, dopo 10 anni, solo per quella trovata geniale del mio cavallo di legno!!

TENEREZZA:Ecco Ulisse e la più grande delle tenerezze! Le lacrime hanno solcato i miei occhi e rigato le mie guance quando ho perso gli amici e la speranza!

LEALTA’:Io sono Ulisse e condivido con i miei uomini ogni momento. Mai ho agito senza aver loro e la loro vita nel cuore. I miei uomini: grandi compagni di viaggio.

FASCINO:      Io sono il fascino! Tutte le donne mi amano e tutti gli uomini mi sono compagni fedeli.

FEDELTA’:    Io sono Ulisse, lo sposo fedele. Ho vagato 10 anni per sconfiggere la sorte avversa e rivedere te, mia dolce Penelope.

AMBIZIONE:            Io sono Ulisse e sarò ricordato per sempre perché sono il più grande!

IO SONO ULISSE!!!


Scena 2     Il mare
Il mare è il protagonista della nostra storia! Un mare suggestivo e particolare…il Mar Mediterraneo.

Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre.
                                                                                                          Fernand Braudel       
Il Mediterraneo

Il fascino del mare sta nel suo mistero. Un’onda non è mai simile ad un’altra, i suoi colori variano ogni istante, nei suoi fondali si nascondono tesori e insidie. Gli uomini lo hanno da sempre amato, temuto, rispettato, odiato, ricevendone emozioni, gioie e dolori.

Il Mar Mediterraneo costituisce lo 0.7% della superficie totale di tutti i mari, quindi è piccolo: è una piccola gemma di 2,5 milioni di Km quadrati. Ma la sua particolare posizione lo rende unico.
Il Mar Mediterraneo confina con tre Continenti e 22 paesi, ognuno con la propria lingua, cultura e storia:
Gibilterra, Spagna, Francia, Principato di Monaco, Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia Montenegro, Albania, Grecia, Turchia, Siria, Libano, Israele, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, Malta, Cipro.
Ci sono sei grandi isole: Maiorca, Corsica, Sardegna, Sicilia, Creta e Cipro; più circa 3300 isole piccole: la Spagna ne ha 8, l’Italia 60, la Croazia 1185, la Grecia 2000…
Ci vorrebbe una vita di navigazione…

Prego signore e signori!! Fate una lunga crociera nel Mediterraneo sul nostro yacht e seguite la rotta avventurosa di Ulisse. Cercate riparo in quegli stessi porti che distano solo una giornata di navigazione l’uno dall’altro! Venghino siori, venghino! Godete dell’infinita varietà di cibi e vini, del piacevole clima soleggiato, delle acque tiepide, chiare ed azzurre e dei popoli ospitali che vi abitano.
Prezzi modici, approfittatene!
Esplorate le infinite isole, i villaggi di un bianco abbagliante e le gloriose rovine del passato che risalgono anche a 6000 anni fa e che testimoniano i passi compiuti dall’uomo nel suo sviluppo spirituale e culturale.
Avanti Signori, avanti!!
Non sorprende affatto che sia il Mediterraneo la culla dell’uomo moderno e della cultura occidentale. In nessun’altra parte del mondo troverete una tale varietà di destinazioni turistiche: da Venezia ad Atene, in circa 700 miglia nautiche, vi accompagneremo attraverso 6 paesi, più di 1000 isole e 3000 anni di storia!

Canto.             Parodia della canzone Onda su onda di Paolo Conte

Che notte buia che c’è

a luna alta noi salperem
incontro al fato andrem
nel mare blu navigherem.

Siam saliti sulla nave… siam saliti…
con Ulisse, il nostro capo.

Onda su onda, il mare ci porterà
alla deriva, in balia di una sorte bizzarra e cattiva.
Onda su onda, siamo partiti ormai:
questa piccola nave la forza ci da
e un dì ritornerem…

Cara, io vado in guerra,
combatto Ilo e penso a te…
ad occhi chiusi ti sognerò
cara… ma un giorno tornerò!

Mitiche terre cercar
e nuovi lidi da esplorar!
Ci sono mostri, però
combatteremo, già lo so!

Noi gli dei invocheremo in nostro aiuto…
e la sorte sconfiggeremo…

Onda su onda, il mare ci porterà
alla deriva, in balia di una sorte bizzarra e cattiva.
Onda su onda, siamo partiti ormai:
questa piccola nave la forza ci da
e un dì ritornerem…

Cara, io vado in guerra,
combatto Ilo e penso a te…
ad occhi chiusi ti sognerò
cara… ma un giorno tornerò!

Onda su onda, il mare ci porterà
alla deriva, in balia di una sorte bizzarra e cattiva.
Onda su onda, siamo partiti ormai:
questa piccola nave la forza ci da
e un dì ritornerem…

Scena 3     Il viaggio

Parto. Parto. Parto per Itaca e sarà un lungo viaggio. Per un viaggio così lungo porto con me una macchina fotografica per immortalare tutto ciò che questo viaggio mi suggerirà.
Parto.

Io porto con me il mio diario segreto, così potrò descrivere tutte le giornate trascorse in viaggio con i miei amici, ai miei genitori lontani.

Io, naturalmente, porto con me il cellulare. Devo mandare i messaggi, devo informare in tempo reale tutti i miei amici di quello che  mi sta capitando. Scusate…devo mandare un messaggio…

Io porto con me il mio libro; ogni libro è un’avventura straordinaria! Mi fa viaggiare anche quando sono seduto in poltrona…mi fa imparare anche quando non sono a scuola a studiare…anche quando, a volte, il buio mi fa paura.

Indosserò i miei occhiali che mi proteggono, mi aiutano a vedere meglio, mi nascondono… se qualcosa non è chiaro con gli occhiali lo capisco…Se c’è troppo sole, gli occhiali mi riparano…e se ho paura che qualcuno mi faccia del male, gli occhiali mi difendono, nascondendomi ai nemici.

Io scriverò tutto quello che succede durante il viaggio. Curerò il diario di bordo…il mio diario…Descriverò tutte le terre, i colori, i suoni, gli animali, la quiete e la burrasca del mare…Scriverò un libro…la mia Odissea.

Io non ho bisogno di nulla…non lascio niente e niente mi fa paura! Ridicole le cose che avete con voi…stupidaggini. Io…non ho bisogno di nulla…LA FORZA E’ CON ME .

Io porto con me la mia bambola. È la mia migliore amica e non si stanca mai di ascoltarmi. Mi fa compagnia e mi tiene la mano quando non posso sopportare di essere lontano da casa.

Io porto con me il mio album di fotografie. Dentro c’è tutto il mio mondo: la mia famiglia, il mio paese, il mio mare, i miei amici. La nostalgia si scioglierà quando guarderò le mie foto.

Il mio game-boy. Porterò lui con me. Ormai non posso farne a meno…e poi ce l’ hanno tutti!! Ci scambiamo anche i Pokemon e poi giochiamo con tutti i mostri che si picchiano…Così magari se incontro un mostro vero in viaggio non lo riconosco.


Io sono un pittore e porto con me colori e pennello. Quanti quadri vedrò durante il viaggio; quanti ricordi riporterò con me!! Il pennello sa descrivere meglio delle parole, a volte, le sensazioni che la natura offre.

Nello zaino metterò il mio cappello, quello rosso, che mi sta tanto bene e che mi ripara …da tutto! Dal caldo del sole e dal freddo dell’inverno; dalla pioggia fredda e dal vento tagliente. Si, porterò il mio cappello.

PARTIAMO E CHE GLI DEI CI ASSISTANO.                                          musica

Dove ci troviamo? Che terre sono queste? Sono le terre dei Lestrigoni o dei Ciclopi? Andiamo a vedere!

Troppo pericolo… Ulisse, torniamo a casa, Penelope ti aspetta…

Qui, fermiamoci un momento…chiediamo ospitalità e speriamo che gli abitanti siano benevoli…

Quando i Greci furono vicini una donna li invitò ad entrare. Ulisse era rimasto indietro, perché quel posto non gli piaceva e poi sbirciò dalla finestra.
La donna fece accomodare gli uomini e offrì loro pane, miele e vino. Teneva in mano una bacchetta d’oro e passando li toccava sulla testa.
Uno dopo l’altro gli uomini iniziarono a trasformarsi. I nasi si appiattirono e sul viso spuntarono le setole. Le tazze caddero a terra mentre le loro mani divennero zampe. Uno dopo l’altro rotolarono giù dalle sedie…perché i maiali non sono capaci di stare seduti a tavola.
Quella donna era Circe, la maga e Ulisse che la convinse a liberare i suoi uomini dal sortilegio, rimase con lei per un intero anno. Trascorso l’anno, l’eroe andò da Circe e le disse che doveva tornare a casa.

È un viaggio molto pericoloso; dovrai  passare dove vivono le sirene. Il loro canto fa diventare pazzi. Ma se proprio devi andare, ascolta bene e fai esattamente quello che ti dico: tappa con la cera le tue orecchie e quelle dei tuoi uomini perché possiate remare senza udire il canto ingannevole e superare il pericolo.

Ma Ulisse il curioso (quello di prima!!) non seppe resistere e così decise di tappare solo le orecchie dei suoi uomini e di farsi legare saldamente all’albero maestro per vedere se le parole di Circe erano vere…

Balletto “Le Sirene” su musica di Enja.


Scena 4     Il mito

Omero, raccontaci la storia!
    Canto 1
Musa, quell’uom di multiforme ingegno
dimmi, che molto errò, poi ch’ebbe a terra
gittate d’Ilion le sacre torri;
che città vide molte, e delle genti
l’indol conobbe; che sovr’esso il mare                   5
molti dentro del cor sofferse affanni,
mentre a guardar la cara vita intende,
e i suoi compagni a ricondur: ma indarno
ricondur desiava i suoi compagni,
che delle colpe lor tutti periro.                                 10

Narrami, o Musa dell’eroe dalle mille forme , del suo vagare dopo aver distrutto la rocca della città di Troia, conobbe la città e i pensieri di molti uomini e sul mare sopportò nell’animo molti dolori per conquistarsi la vita e il ritorno dei suoi compagni.

Chi è quella donna che tesse e piange? Il suo sguardo è fiero e il suo viso è bello: ma piange!
È la regina Penelope: ha pregato gli dei, ma Ulisse è partito e ora lei piange.

Coro: Il pianto di Penelope.

Il concilio degli dei
Tutti gli eroi che scomparvero negli abissi della morte, che sfuggirono alla guerra e poi al mare, erano a casa.
Solo lui, che bramava il ritorno e la sua donna era ancora lontano. Di lui tutti gli dei avevano pietà. Poseidone soltanto serbò un’ira feroce contro il divino Odisseo.
Ma Poseidone era andato lontano! Era fra gli Etiopi per prendere parte a un sacrificio di tori e di agnelli: là sedeva lieto a banchetto.
Gli altri dei erano riuniti nella dimora di Zeus re dell’Olimpo, e fra loro il padre degli dei e degli uomini prese a parlare.

  
Ahimè, sempre gli dei accusano gli dei: dicono che da noi provengono le sventure, mentre è per i loro errori che patiscono e soffrono oltre misura.
Gli rispose Atena, la dea dagli occhi azzurri:
Figlio di Crono, padre di noi tutti, potente fra i potenti, il cuore mi si spezza per il valoroso Odisseo, infelice, che si strugge dal desiderio di vedere anche soltanto il fumo che sale dalla sua terra!!! E il tuo cuore non si commuove, re dell’Olimpo? Non ti era caro Odisseo quando ti offriva sacrifici presso le navi degli Achei, nella pianura vasta di Troia? Perché, Zeus, lo odi tanto?
Quali parole hai detto, figlia mia? Come potrei dimenticarmi del divino Odisseo che fra gli uomini mortali eccelle per la sua mente e più di ogni altro ha offerto sacrifici agli dei che il vasto cielo possiedono? Ma Poseidone, signore del mare, cova un’ira inflessibile a causa del Ciclope a cui Odisseo accecò l’unico occhio…
Ma adesso pensiamo noi a come possa fare ritorno. Cadrà l’ira di Poseidone che da solo non potrà lottare contro tutti gli dei.
Figlio di Crono, padre di tutti noi, potente fra i potenti, se è questo che ora vogliono gli dei beati, che il saggio Odisseo torni alla sua casa, mandiamo subito Hermes messaggero a preparare gli uomini e io andrò ad Itaca a preparare Telemaco.
Così fu deciso, ma lungo sarà ancora il cammino dell’eroe.



Scena 5     Grecìa
Terra…Ulisse, guarda, terra!!
Sia lode agli dei…quella è Itaca.
Remate amici, prodi compagni e presto la nostra avventura avrà fine.
Sbarcano i nostri eroi in questa terra che, ahimè, non è la loro. La crudeltà degli dei aveva offuscato la loro vista e creato il miraggio.
Vagano ora sperduti in cerca di un riparo timorosi di incontrare ancora mostri sul loro cammino.
Quando verso di loro giunge una fanciulla: Kalimera stranieri, da dove venite?
Che maledizione è mai questa? I nostri occhi ora vedono una terra straniera, ma le nostre orecchie ancora odono la lingua cara? Oh, Zeus, ti scongiuro! Liberaci da tanta confusione!
Kalimera!
Dunque, sei vera! Che terra allora è mai questa, che non è la Grecia, ma che di essa ha il suono dolce delle parole?
Siamo in Italia, straniero, ma qui, molti anni fa, costruimmo in pace le nostre città, coltivammo i nostri campi e continuammo a parlare la nostra cara lingua.
Siamo italiani, ormai, ma il nostro cuore è alla patria lontana ed ai cari parenti che mai più rivedremo.
Il desiderio di una nuova vita, di migliorare la nostra salute e quella dei nostri figli, ci fece invocare gli dei del viaggio che ci portarono qui. Sia lode agli dei per il benessere in cui viviamo, ma troppo spesso il nostro cuore pensa alla Grecia lontana.
Ascolta questo canto, girovago signore e piangi con noi il dolore della lontananza.
Aremu rondineddha, aputte ce tu stazzi, pei talassa se guaddhi, me tu-ttò calò ccerò.
Chissà, rondinella da dove stai arrivando, quale mare ti fa uscire con questo bel tempo.
Aspro vastà to ppetto, mavre vastà tes’ale, stavrì culor de mare, ce ti kuta is dio anitti.
Bianco hai il petto, nere hai le ali, schiena color del mare, e la coda in due aperta.
Kasimmeno ambrò si talassu, ivò se canorò, kalio ajerni olio kaleei, kalio ‘nghizzi to nnerò.
Seduto vicino al mare, io ti guardo, un po’ ti alzi, in po’ ti abbassi, un po’ tocchi l’acqua.
Mu cherta ti mmanamu, tosson agapimmeni, echi tosso pu me meni, na tis ghiuriso ambrò!
Mi saluti mia madre tanto amata, è tanto che mi aspetta che le torni vicino!
Mu cherta to ciurimu, me olì tin ghetonia, cen’i ichen omilìa, possan ‘iche na mu pì!
Mi saluti mio padre, con tutto il vicinato: se tu potessi parlare, quanto avresti da dirmi!
Ma isù tipotì mu le, azze possa s’arotò, kalio ajerni olio kaleei, kalio ‘nghizzi to nnerò… kalio ajerni olio kaleei, kalio ‘nghizzi to nnerò…
Ma tu non mi dici niente di quanto ti chiedo: un po’ ti alzi, un po’ ti abbassi, un po’ tocchi l’acqua…un po’ ti alzi, un po’ ti abbassi, un po’ tocchi l’acqua…


Scena 6     Itaca!
Riparte la nave di Ulisse e ritorna nel Mare della malinconia…come può essere triste il mare quando il nostro cuore è altrove!
Naviga e naviga…con il sogno di rivedere Telemaco…Penelope…Itaca…
Ma gli dei non erano ancora paghi e punirono ancora Ulisse col tremendo vortice di Cariddi! Tutti i suoi uomini morirono e lui andò da solo alla deriva.
Intanto a  Itaca Penelope attendeva con pazienza il ritorno dell’adorato marito.
Ma Ulisse non arrivava. Al suo posto giunsero altre persone: alcuni giovani principi, presuntuosi e fannulloni, andarono da Penelope e le dissero:
Ulisse è sicuramente annegato tornando da Troia. Sposa uno di noi. Itaca ha bisogno di un re.
Dopo molto tempo e tante insistenze Penelope disse:
mi tesserò il velo da sposa. Quando l’avrò finito, sceglierò un altro marito.
Penelope stava al telaio tutto il giorno, ma il velo, dopo mesi, non era ancora pronto, perché di giorno lavorava e di notte disfaceva la tela.
Una notte fu scoperta e fu condannata a scegliere un marito.
Nel frattempo Ulisse era ripartito con una nuova nave mentre Poseidone dormiva. Immaginate la furia del Dio quando si svegliò e vide che il suo nemico riposava sano e salvo sulla spiaggia di Itaca. Non potendo far altro si sfogò contro la nave che aveva riportato Ulisse a casa e la trasformò in pietra.
C’è ancora oggi: una piccola roccia a forma di nave con rematori di pietra curvi sui remi di pietra. I gabbiani la usano per riposarsi.
 Ma torniamo all’eroe: Ulisse era sbarcato a casa, ma doveva agire con prudenza. Così, travestito da mendicante si avvicinò alla reggia dove i Proci attendevano la scelta di Penelope.
L’ira lo soffocava e gli imponeva di agire, ma la sua intelligenza lo fermava.
Si fece riconoscere dal figlio Telemaco e con lui concordò un piano per liberarsi dai principi.
Penelope entrò nella sala e freddamente disse:ù
Allineate le vostre asce rovesciate sul tavolo. Fate una gara e chi riuscirà a far passare la freccia in tutti gli anelli di cuoio…usando l’arco di mio marito…sarà mio sposo.
Furono allineate le asce e fu preso l’arco di Ulisse, ma nessuno riuscì a piegarlo per tendere la corda.
Fate provare me!
I Proci tentarono di scagliare la freccia ma non ci riuscirono e infine Penelope (che forse sentiva qualcosa dentro di sé), volle che anche il mendicante provasse. E naturalmente ci riuscì. Poi fu la furia cieca a scatenare il massacro dei Proci
E poi la festa!! Ulisse è tornato…sia lode agli dei!!                                              Sirtaki


Scena 7     Siamo tutti fratelli. Il mare ci unisce.
Terre…genti…parole…
Siamo al termine del nostro viaggio.
Se la storia che vi abbiamo raccontato non vi ha annoiato…se siamo riusciti a divertirvi un po’…
No, aspetta! Non può finire così. Manca la cosa più importante.
Si, è vero. Dobbiamo parlare della ragione profonda che ci ha spinto a lavorare su questo argomento, il Bacino del Mediterraneo, la riflessione da cui siamo partiti e ha fatto da filo conduttore della nostra lunga ricerca.
Nella nostra scuola ci sono bambini con la pelle e le parole un po’ diverse dalle nostre; provengono da paesi africani ed in particolare dal Marocco.
Siamo tutti amici e tra di noi non ci sono differenze, ma ci siamo chiesti:
Come mai vengono ad abitare nel nostro paese tante persone straniere e poi, qual è la ragione che li ha portati lontano dalla loro terra d’origine?
Ragionare su queste cose ci ha portato tanto lontano… con le maestre abbiamo parlato di emigranti e di immigrati, di povertà e di dolore. Ci hanno raccontato tante storie di esodi, di grandi spostamenti di migliaia di persone e ci siamo accorti che queste non sono solo storie di oggi, ma le migrazioni umane sono sempre avvenute.
Si sono spostati gli Ebrei dall’Egitto, i Fenici hanno viaggiato nel Mediterraneo e formato città … Poi i Greci e le colonie della Magna Grecia… i Romani…
Come Mustafà … su una nave ad attraversare il Mare Nostrum in cerca di una vita migliore…
E anche dopo… Ci hanno raccontato che quando in Italia c’era tanta fame e non c’era lavoro perché per troppo tempo c’era stata una stupida guerra a danneggiare tutti, tanti italiani sono partiti in cerca di lavoro e fortuna.
Verso la Germania, la Svizzera, l’Australia, l’Argentina, il Canada, gli Stati Uniti d’America… con una valigia di cartone legata con lo spago… quante storie e quanto dolore… La nostalgia della loro povera terra non li ha mai abbandonati… come cantava Aremu Rondinedda… e ora che la nostra Italia è ricca può diventare terra d’accoglienza e tendere una mano a chi ne ha bisogno.
Il Salento è terra d’accoglienza perché nella nostra storia abbiamo incontrato molti popoli e con essi abbiamo trovato integrazione e pace…
Senti, quello che stai dicendo è difficile… Noi siamo bambini, dobbiamo trovare un altro modo per farci capire.
Ho un’idea!! Ascoltiamo questa canzone: è dei Sud e si intitola Radici. Dice quello che abbiamo cercato di raccontarvi e così vi salutiamo e un po’ ci scusiamo… ma di tutto cuore, della vostra presenza qui
VI RINGRAZIAMO.



RADICI

Se nu te scerri mai
de le radici ca tieni
rispetti puru quidgre te li paisi lontani.
Se nu te scerri mai
de du ète ca ieni
dai chiù valore alla cultura ca tieni.
Simu salentini, te lu mundu cittadini
radicati alli Messapi, alli Greci e Bizantini;
uniti intra stu stile, osce cu li Giamaicani:
dimme de du ète ca sta ‘bieni.




E tie difendila, quando voi difendila,
la terra toa, amala e difendila.

E ci ole cu specula e corrompe         difendila!
E ci ole sfrutta l’ignoranza               difendila!
E ci ole svende l’arte noscia             difendila!
E ci nu mbole crisca ancora              difendila!
Pè ci nù tene chiù speranza               difendila!
E ci è rimastu senza borsa                 difendila!
E ci ‘nu pote mai nci crite                 difendila!
Pe ci te pote sicutare                         difendila!




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